Venezuela. «L’esodo forzato» dei giovani e la risposta della Chiesa

Monsignor Oswaldo Azuaje, vescovo di Trujillo, una delle diocesi più povere del paese: «Rimangono solo anziani e bambini. Noi li aiutiamo organizzando pasti popolari»

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«Dovete resistere: nella fede, nella speranza e nella carità. E rimanere a fianco della gente». È quello che ha detto papa Francesco ai vescovi del Venezuela in visita ad limina a Roma a inizio settembre, secondo quanto dichiarato ad Aide à l’Église en détresse da monsignor Oswaldo Azuaje.

PASTI POPOLARI

Il vescovo è responsabile della diocesi di Trujillo, nella parte orientale del paese, una delle più povere di tutto il Venezuela. A causa delle politiche scellerate della dittatura di Nicolas Maduro, mancano cibo e medicine e la gente non sa come procurarsi da mangiare. Le parrocchie della diocesi «organizzano dei “pasti popolari” ogni giorno per dare da mangiare a chi ne ha più bisogno. I bambini e gli anziani soffrono di malnutrizione. Le persone passano la maggior parte del loro tempo a cercare qualcosa da mangiare. La ricerca quotidiana è diventata un vero calvario».

«ESODO FORZATO»

Migliaia di persone scappano dal paese ogni giorno. Alla frontiera con la Colombia, la Chiesa dà da mangiare a 5.000-8.000 persone al giorno. «È un esodo forzato», spiega monsignor Azuaje. «Nelle parrocchie i giovani cominciano a mancare. Spesso gli anziani vengono accompagnati dai nipoti, perché i figli se ne sono andati in cerca di lavoro. Mancano cibo e medicine, spesso introvabili anche se si ha denaro. La Chiesa si occupa sia di chi resta, sia di chi scappa».

Foto Ansa

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