America Latina, il laboratorio delle distopie

Di Alberto Mingardi
05 Gennaio 2026
Per quanto sia un presidente eccentrico sul piano della retorica e anche su quello dei comportamenti, Trump, come tutti i leader politici, risponde a una costellazione di interessi
Festeggiamenti per la cattura del dittatore Nicolas Maduro a Buenos Aires, Argentina, 3 gennaio 2026
Festeggiamenti per la cattura del dittatore Nicolas Maduro a Buenos Aires, Argentina, 3 gennaio 2026 (Ansa)

Per gentile concessione dell’autore, riportiamo uno stralcio del blog The curious task.

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Negli anni Novanta, il Venezuela attraversava una fase di declino. La disoccupazione era attorno al 15%, circa il 40% della popolazione versava in condizioni di povertà, la classe politica era considerata pressoché unanimemente corrotta. Nel 1993, il presidente Carlos Andrés Pérez aveva subito un impeachment per appropriazione indebita. Il patto di Punto Fijo, stretto nel 1958 fra i principali partiti politici per gestire la transizione dalla dittatura, aveva garantito un assetto politico stabile, ma aveva anche ristretto l’offerta politica e sostenuto un sistema di gestione del consenso essenzialmente clientelare. 

È in questo contesto che emerge un caudillo abilissimo, Hugo Chávez, che prima tenta il colpo di Stato nel 1992 e poi prende il potere democraticamente nel 1998, con una percentuale di voti non lontana dal 60%.

Il “socialismo del XXI secolo” di Chávez ha beneficiato, per circa dieci anni, di prezzi elevati del greggio, che generarono entrate enormi per finanziare grandi politiche di spesa. Con la morte di Chávez e l’arrivo al potere del suo delfino, Nicolás Maduro, il Venezuela ha sperimentato un allineamento perfetto fra classe dirigente del regime, esercito e crimine organizzato. Le grandi imprese private, fatti salvi alcuni clientes della cricca al potere, sono state nazionalizzate, gli spazi dell’economia di mercato si sono ristretti vistosamente a causa di calmieri e altre forme di “direzione” statale della produzione, l’inflazione è la più alta registrata, nel mondo, nel XXI secolo. La carenza di beni di prima necessità, oltre che di farmaci, si è riflessa in una diminuzione della speranza di vita di circa 3-4 anni fra il 2015 e il 2020.

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Protesta contro l'intervento americano in Venezuela, San Francisco, California, Stati Uniti, 3 gennaio 2026
Protesta contro l’intervento americano in Venezuela, San Francisco, California, Stati Uniti, 3 gennaio 2026 (Ansa)

Difficile prevedere il futuro

Sotto il governo di Maduro, circa 8 milioni di venezuelani hanno lasciato il Paese: un quarto della popolazione. L’opposizione ha provato a farsi sentire in più di un’occasione, ma il dissenso è stato represso spietatamente. La scelta per gli avversari di Maduro era andarsene o andare in galera. L’unica leader democratica a rimanere nel Paese, a costo di enormi sacrifici personali, è stata Maria Corina Machado, insignita poche settimane fa del Premio Nobel per la pace (e in precedenza del ben più rilevante Premio Bruno Leoni). Dopo le elezioni presidenziali che, secondo l’opposizione, Maduro avrebbe perso, nel 2024, ci sono stati circa 2000 arresti. Un migliaio di persone è tutt’ora in carcere. In alcuni casi, se ne sono perse le tracce.

Si capisce bene, dunque, l’esultanza di chi ha festeggiato per la cattura del Presidente da parte dell’esercito americano. A Caracas c’è stato un sospiro di sollievo collettivo e così anche negli altri Stati latinoamericani, per cui l’immigrazione venezuelana non è sempre stata un fenomeno gestibile, negli ultimi anni. Che cosa accadrà ora è difficile prevederlo. C’è chi sostiene che, come un animale ferito, il chavismo potrebbe incattivirsi. Nessuna “transizione” alla democrazia può essere semplice, quando c’è non solo un ceto dirigente, ma anche mezzo esercito e un vasto sottobosco di cronies accusati di quisquilie come narcotraffico e terrorismo. Non sono ferite che si cicatrizzano facilmente e non ci sono segnali che in Venezuela sia cambiato il clima all’interno delle forze armate, cosa indispensabile per un assetto nuovo. Un Presidente democratico potrebbe contare sull’appoggio degli Usa ma su pochissimi amici all’interno della sua macchina amministrativa. Maduro e la moglie, Cilia Flores, saranno incriminati a New York per narcotraffico e narcoterrorismo.

Quale diritto internazionale

È difficile immaginare come un processo del genere possa essere condotto, le basi legali di primo acchito sono fragili, così come è arduo negare che l’amministrazione statunitense sia riuscita, per una volta, a orchestrare un blitz efficace e relativamente indolore. Si moltiplicheranno i tentativi di decifrare l’orientamento di Donald Trump in politica internazionale: pacifista o interventista? 

Per quanto sia un presidente eccentrico sul piano della retorica e anche su quello, diciamo così, dei comportamenti, Trump, come tutti i leader politici, risponde a una costellazione di interessi. L’approccio degli Stati Uniti al Venezuela, negli ultimi anni, è stato determinato più dai giri di valzer di alcuni lobbisti molto ben introdotti a Washington che da chissà quale simpatia per le vicende del popolo venezuelano. Aspettiamoci molte lacrime per l’ennesimo colpo inferto al diritto internazionale: formula che oggi sembra più che altro ideologica, una specie di coperta che ciascuno tira dalla sua parte quando gli serve, salvo fregarsene allegramente quando verrebbe comodo al “nemico”, vero o immaginato. L’altra formula ideologica della “sovranità nazionale” non pare granché più salda.

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