Vendetta e «crocifissioni» non sono la risposta a Isis. Ma «la Giordania non vuole finire come la Siria»

Dopo la barbara uccisione del pilota giordano Muadh al-Kassasbe, tutto il Paese si è stretto attorno alla sua famiglia. Intervista al sacerdote di Amman, padre Hanna Kildani

«Tutti i giordani, cristiani e musulmani, gente della città e beduini, abitanti del nord e del sud, si sono stretti come una sola famiglia attorno ai parenti di Muadh, al re e al governo. Muadh è figlio di tutti i giordani». Padre Hanna Kildani, sacerdote giordano che vive ad Amman, racconta a tempi.it come il paese sta reagendo dopo che lo Stato islamico ha ucciso, bruciandolo vivo, il pilota giordano Muadh al-Kassasbe, catturato in Siria il 24 dicembre.

«CAMPANE A MORTO». «Migliaia di giordani, compreso il re, si sono recati nel villaggio di Aya, dove vive la famiglia del ragazzo, per presentare le condoglianze con rispetto e silenzio», continua il sacerdote. «L’altro ieri tutte le chiese della Giordania hanno suonato le campane a morto verso le sei e abbiamo celebrato una Messa di requiem per questo ragazzo. Anche i musulmani hanno pregato in modo speciale per lui a mezzogiorno».

ESECUZIONI E RAID. La reazione di re Abdullah è stata durissima. Dopo aver ordinato l’esecuzione di due terroristi legati ad Al-Qaeda, Sajida al-Rishawi e Ziad al-Karbouly, ha comandato all’aviazione di bombardare le postazioni dell’Isis in Iraq e forse anche in Siria. Secondo notizie non confermate, 55 persone sarebbero morte a Mosul nei raid.

AL-AZHAR: VENDETTA. Tutto il mondo arabo è insorto contro la barbara uccisione del pilota giordano. In particolare, è stato durissima la condanna espressa dall’imam della moschea universitaria egiziana di Al-Azhar, massima autorità del mondo islamico sunnita: «Sua eminenza il grande imam di Al-Azhar Ahmed al-Tayeb ha duramente condannato il vile atto terroristico commesso dal gruppo terrorista satanico» e «ha assicurato che l’islam proibisce» di smembrare esseri umani, anche «in periodo di guerra», si legge in un comunicato. Per questo ha affermato che la «punizione stabilita dal Corano nei confronti di tali aggressori che fanno guerra a Dio e al suo messaggero e lottano per la corruzione sulla terra» è «l’uccisione, la crocifissione o l’amputazione di mani e piedi di entrambe le parti del corpo».

«ERRORE FONDAMENTALE». L’imam non ha emesso una “fatwa”, cioè un parere con valore giuridico, ma ha semplicemente rilasciato un “avviso”. Questo non cambia i toni di vendetta durissimi e il richiamo al principio “occhio per occhio, dente per dente”. Questa reazione, ha sottolineato ieri lo scrittore e docente musulmano Khaled Fouad Allam su Avvenire, «si pone verbalmente in modo simmetrico alla violenza perpetrata dall’Is». Rispondere alla violenza con la violenza, secondo Fouad Allam, «è un errore fondamentale perché, provenendo da un’autorità religiosa, si sarebbe dovuto adottare tutt’altro tipo di discorso (…): aprire il discorso non sulla logica della punizione o della vendetta, bensì su idee che possano liberare l’uomo dalla sua malvagità. (…) Idee contro idee: è così che l’umanità potrà fare progressi».

«NON VOGLIAMO FINIRE COME LA SIRIA». Anche per padre Hanna non c’è dubbio che «la soluzione politica e intellettuale sia quella migliore». Per capire perché i giordani vogliono una risposta forte e decisa, però, bisogna considerare la situazione di Amman: «Qui in Giordania vige l’ordine e la legge. Cristiani e musulmani convivono in pace. L’islam qui in Giordania non è quello [dell’Isis]. Noi abbiamo passato una primavera dolce, ma guardate cos’è successo in Iraq, Siria e Libia dove i terroristi e gli islamisti hanno preso il sopravvento fomentando la cosiddetta “Primavera araba”, che l’Occidente ha appoggiato. L’Occidente ha creato tanti guai in questa regione, quindi siamo prudenti. Non vogliamo che il nostro Paese finisca come la Siria o l’Iraq».