Vedove e orfani maltrattati dalle tasse. Tre proposte “per tornare al Medioevo”

Nei cosiddetti “secoli bui” orfani e vedove erano molto più protetti dalla società che non oggi. Tre idee (concrete) per tutelarli dalla morsa fiscale

caritaPubblichiamo il comunicato del Forum delle associazioni familiari – Oggi si celebra la V Giornata internazionale delle persone vedove istituita dall’Onu nel 2011. Nel mondo ci sono 245 milioni di vedove, e tra esse 115 milioni sopravvivono in condizioni di estrema povertà. In Italia sono circa 5 milioni; le famiglie con capofamiglia vedovo/a sono circa 3,8 milioni, i nuclei familiari con figli sono circa 190mila, la cui metà comprende figli minori.

Un tempo le vedove e gli orfani venivano considerati le persone più deboli e di conseguenza anche le più protette dal comune sentire. Ora invece sono ancora le più deboli ma nel più completo disinteresse della società. Un’ingiustizia, indegna di una società civile (qui la storia raccontata da tempi.it di Monica Ventimiglia, ndr).

Ad esempio, la pensione di reversibilità o indiretta, se c’è, è ridotta al 60%, ma se il coniuge superstite lavora e possiede un reddito anche di soli a 25mila euro lordi, se la vedrà ulteriormente decurtata del 50%.

Per questo il Forum ha avanzato alcune proposte concrete, che costano poco ma che renderebbero la vita di queste persone meno sofferente. Si potrebbe, ad esempio, scorporare la pensione di reversibilità dal reddito complessivo, così da evitare che il cumulo faccia scattare lo scaglione Irpef e di conseguenza le tasse.

Altra iniziativa potrebbe evitare che la quota di pensione di reversibilità a favore dei figli entri nel calcolo dei redditi così da poter essere considerati a carico del coniuge superstite. In alternativa si potrebbe elevare il limite (€ 2840,51) fissato diversi decenni addietro per considerare un figlo a carico o non a carico. Una soglia mai più adeguata alle rilevazioni ISTAT.

Una terza proposta riguarda il cumulo dei contributi versati e non goduti dal coniuge venuto a mancare. Attualmente se un lavoratore non raggiunge il minimo previsto per il conseguimento della pensione i contributi versati non sono utilizzabili dal coniuge superstite, vanno dunque perduti. Sarebbe equo invece che quei contributi possano essere aggiunti ai contributi del superstite consentendogli di raggiungere una pensione leggermente superiore.

Piccole cose, fattibili da subito, con un impatto sul bilancio pubblico limitato, facilmente governabile, e soprattutto con una spesa pubblica che finalmente andrebbe utilizzata per situazioni di bisogno oggettive, chiarissime: la fatica di un genitore rimasto solo con figli a carico dopo la morte del proprio coniuge.

Piccole soluzioni che riporterebbero la nostra società almeno al Medioevo, che sembrerebbe poterci dare lezioni di civiltà, quando almeno sapeva riconoscere quali situazioni erano davvero fragili. Orfani e vedove, ieri come oggi, anzi, oggi più dimenticati.