Un’Ombretta sul gruppo di Dini dopo le liti balcaniche del governo

Terrazze romane

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Povera Ombretta, detta “la Barbie” o, più italianamente, “la bambola del Parlamento”, per il modo sempre accurato di pettinarsi, di vestirsi, di camminare e anche di parlare. Approdata alla presidenza del gruppo diniano di Rinnovamento italiano dalle sponde opposte del centro-destra, in particolare dal Ccd, la senatrice Ombretta Fumagalli Carulli rischia di pagare cara la guerra di Serbia. Le polemiche che sono seguite nella multiforme maggioranza di governo al conflitto nei Balcani hanno infatti messo in pericolo il suo ruolo, diciamo così, istituzionale. Che le consente di avere segreteria, macchina, autista e soprattutto visibilità. Restano indimenticabili i suoi capelli rigorosamente composti fra le teste del “vertice” del centro-sinistra che designò in ottobre Massimo D’Alema alla presidenza del Consiglio. Gli equilibri politici si spostavano a sinistra ma le forcine di Ombretta li trattenevano al centro. Ora il gruppo da lei presieduto al Senato, sottratto nei mesi scorsi alla dissoluzione dall’arrivo di alcuni cossighiani, è tornato sotto il livello regolamentare dei dieci senatori a causa del divorzio consumatosi tra Cossiga e Dini per la guerra di Serbia. È un gruppo nuovamente abusivo, in attesa di scioglimento o di nuove ma improbabili nozze salvifiche, per rimanere nei confini del diritto canonico che la senatrice insegna all’Università.

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