Uno Stato che lega le mani ai cittadini può fare più danni del terremoto

Dal ddl anticorruzione al decreto che imporrebbe una nuova normativa antisismica per gli stabilimenti nelle zone colpite dal sisma. Due misure che darebbero in pasto alla crisi quel poco che resta della nostra economia

Dal ddl anticorruzione alla normativa antisismica per gli stabilimenti che impone una serie di procedure prima di rimettere in moto le linee di produzione nelle zone terremotate dell’Emilia. Ecco un paio di misure con cui il governo dei “tecnici” potrebbe aiutare la crisi a mangiarsi quel poco che rimane del tessuto economico italiano e garantire più legalità in astratto nel mentre che certifica una prospettiva di recessione e disoccupazione concreta. Quanto alla misura per impedire “raccomandazioni” e “favori” illegittimi, lo sappiamo, è figlia di una sottocultura dei talk-show manipulitisti che parassitano sul lavoro altrui e immaginano un sistema delle relazioni così perfetto che non sarà più necessario vincere commesse all’estero, né avere la libertà di scegliere manodopera e collaboratori. Un sistema così esiste solo nella fantasia concentrazionaria dei burocrati e aggiungerà altro piombo al già appesantito sistema industriale. Quanto al problema delle imprese nelle zone terremotate, specie nel Modenese, dove un ricco e avanzato distretto industriale chiede solo di essere messo nelle condizioni di ripartire, lo ha sollevato per tutti Giovanni Ferrari, presidente di un piccolo colosso della chimica: «I compratori americani e la distribuzione tedesca possono aspettare al massimo un paio di mesi. Poi li perdi. Se il governo ci impone la nuova normativa antisismica ci vorranno mesi di lavori, non possiamo fare aspettare tanto i committenti». Ecco di cosa c’è bisogno nel terremoto e nel resto terremotato della società italiana: più sussidiarietà e meno Stato, via libera alla responsabilità dei cittadini e meno protezione civile, certificazioni prodotte facendo ricorso a tecnici privati e procure lontane dai posti dove si deve pensare a tornare al lavoro, non ai processi per chi ha costruito capannoni dove nessuno poteva immaginare che sarebbero arrivati i terremoti.