Una vittoria contro gli apparati

L’ospite/Guazzaloca

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La mia elezione a Sindaco di Bologna, dopo 54 anni ininterrotti di governo dello stesso partito, è stata da più parti descritta come “eccezionale”.

Un po’ controcorrente, credo invece vada sottolineato il messaggio di “normalità” che viene da questa elezione, il messaggio di una città che ha voluto e saputo scegliere, valutando le persone sulla base dei loro programmi, della loro storia e della loro capacità ma anche sulla base di un comune sentire che ogni cittadino condivide, con il candidato, su alcuni valori di fondo. Certamente si è aperto un dibattito nazionale su ciò che è accaduto a Bologna, e qualcuno ha parlato di un “modello”.

In effetti io penso che si sia trattato di una situazione determinante da fattori locali che vedevano le forze del Polo insufficienti a concorrere per un’alternanza. Occorreva un “valore aggiunto” che non poteva venire – e non è venuto – da alleanze politiche: il valore aggiunto è stato quello di una proposta di impegno civico di quanti – fuori da schemi ideologici – erano disposti a partire da un nuovo protagonismo della società bolognese. In particolare, credo che i bolognesi abbiano condiviso, in questa occasione, una diversa idea della pubblica amministrazione e del suo rapporto con la città. Hanno rifiutato l’idea di un partito che decide ciò che è meglio per i cittadini, e che organizza le risposte attraverso il braccio operativo di un Comune concepito come centro decisionale e gestionale di tutto, cui la società civile deve piegarsi. In fondo quella del 27 giugno è stata innanzitutto la vittoria di quanti, individui e realtà organizzate, hanno deciso di affermare la propria iniziativa e la propria responsabilità in prima persona, chiedendo che il Comune costruisca le condizioni perché le migliori energie della città possono esprimere tutte le proprie potenzialità. E contro un modello accentratore che si è dimostrato, oltre che ingiusto, anche fallimentare nei fatti.

La sussidiarietà è stata, in questi mesi, ben più di uno slogan, come ho potuto verificare nei miei incontri con il mondo economico, con il volontariato, con l’associazionismo. Di fronte a questa scelta, chiara, della città, oggi spetta a noi realizzare al meglio l’obiettivo di un Comune capace di valorizzare pienamente la grande capacità propositiva che la società bolognese esprime, pur dopo decenni di dirigismo. È una grande responsabilità quella che ci è stata affidata e della quale siamo pienamente consapevoli.

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