Un Nb sul Palamara che dice cose

Berlusconi, Napolitano, Salvini, Fini, le toghe. L’ex presidente (radiato) dell’Anm vuota il sacco. E ci fa capire cos’è il governo giallorosso

Luca Palamara

Mentre nelle stanze della politica si consuma la crisi del Conte dimezzato, sulle pagine dei giornali arrivano le anticipazioni di un libro intervista a Luca Palamara, l’ex presidente dell’Anm ora radiato dalla magistratura. Ieri, quasi tutti i quotidiani contenevano qualche domanda di Alessandro Sallusti all’ex pm più potente d’Italia. Solo per stare a quelli che abbiamo letto noi, sono apparse anticipazioni sul Giornale, Libero, La Verità, Corriere della Sera, Il Riformista, Il Fatto, Il Messaggero, il Quotidiano nazionale (se vi state chiedendo chi manca, ve lo diciamo noi: La Stampa e Repubblica).

Il libro Il Sistema. Potere Politica Affari: Storia segreta della Magistratura italiana (Rizzoli) contiene tante e tali rivelazioni (o, se si preferisce, conferme) che diventa difficile riassumerle. Basti sapere che, come scrive il Messaggero, dalle risposte di Palamara si capisce che «non c’è una magistratura di sinistra, ma che “il nemico è la non sinistra”» tanto che «il Sistema espelle chi viola le regole non dette».

Nessuna possibilità per Calamandrei

E adesso che è stato buttato fuori da quel Sistema che per anni ha servito, Palamara le viola tutte le “regole non dette”. Per esempio spiegando che dal governo Prodi-Mastella, passando per Berlusconi e Renzi fino a Salvini, la magistratura ha sempre fatto “politica”, colpendo ora qui ora là, ma sempre scientificamente chi osava osteggiarla o limitarne il raggio d’azione. Poi, ovvio, al suo interno era guerra fra bande, correnti e clan per spartirsi posti e cariche.

«Normalmente funziona che se le correnti si accordano su un nome, puoi candidare anche Calamandrei, padre del diritto, ma non avrà nessuna possibilità di essere preso in considerazione».

D’Addario, Napolitano, Fini, Salvini e Renzi

Palamara parla e dice che sul caso D’Addario la magistratura si mosse come un sol uomo contro Berlusconi, seguendo pedissequamente la Procura di Milano guidata da Bruti Liberati. Palamara parla e dice che quando cadde il governo Berlusconi, l’Anm agì «con la copertura del Quirinale, con il quale io condividevo ogni decisione che comportasse una rilevanza politica». Palamara parla e dice che con Fini fu stipulato una sorta di patto: noi archiviamo la vicenda della casa di Montecarlo, tu – presidente della Camera – non fai passare alcuna legge «sgradita ai magistrati». Palamara parla e dice che nel processo sui diritti Mediaset (quello dei giudici Franco e Esposito) è successo esattamente quello che, da sempre, i giornali di centrodestra denunciano. Palamara parla e fa capire che le inchieste contro Salvini e Renzi sono stato tutt’altro che serene e obiettive.

Il blocco di sinistra è sempre vincente

Palamara parla e dice un sacco di cose. Soprattutto fa capire che «c’è un blocco culturale omogeneo che si muove all’unisono e che in magistratura fa leva su Magistratura democratica, la corrente di sinistra che, da quando è nata, non ha mai abdicato al ruolo sociale che si è data di paladina dei diritti al di là delle leggi». E che i guai in politica capitano sempre a quelli che a questo sistema o blocco culturale si oppongono:

«L’attacco frontale alla magistratura è perdente, vince sempre la magistratura al di là che ci sia o no un uso politico delle inchieste, ipotesi che io non mi sento di escludere».

Dobbiamo prendere tutto ciò che Palamara dice per oro colato? Dobbiamo sapere, innanzitutto, che lo stesso Palamara, fino a ieri, faceva parte di quel sistema, anzi ne era uno degli esecutori. Ora, sbrigativamente silurato, vuota il sacco: una punta di scetticismo, insomma, va mantenuta. Certo però è che, al di là dei dettagli, Palamara conferma quel che da anni scriviamo e cerchiamo di argomentare anche su queste colonne. Qui si tratta di capire – e arriviamo all’oggi – che quel “blocco” è oggi al governo coi giallorossi, e sia ringraziato il cielo che ora sono in crisi.

Il Nota bene del titolo

Ieri, un gran bell’articolo di Peppino Sottile sul Foglio tracciava un ritratto del guardasigilli Alfonso Bonafede, spiegando che il problema non è che è stato un dj o che non sappia la differenza tra 41 bis e 416 bis, ma che egli è stato «il ministro che ha istituzionalizzato la gogna». E lo ha fatto prima col beneplacito della Lega e oggi con quello del Pd: spazzacorrotti e abolizione della prescrizione, avete presente? E oggi è il ministro che ha taciuto sui casi Mannino (27 anni di processi da innocente) e sul caso Gratteri (un giudice che si permette, dopo aver mandato la polizia a casa di Lorenzo Cesa, di mandare – via Corriere della Sera – messaggi sibillini ai colleghi perché non si mettano di mezzo tra lui e la ribalta).

Dunque, eccoci al “Nota bene” del titolo del nostro articolo. Palamara parla e dice un sacco di cose, ma la conclusione che – proprio in questi giorni – una politica intelligente, non importa se di destra o di sinistra, ma non supina, non codarda, non cagasotto, dovrebbe avere il coraggio di riaffermare è che quel “blocco” lì, al potere, non dovrebbe starci mai.

Foto Ansa