Pipe per il crack a Bologna? Servono comunità educanti e accoglienza vera

Di Elena Ugolini
07 Settembre 2025
Bologna distribuisce "strumenti" ai tossicodipendenti mentre lo spaccio dilaga. «Il modello a cui si guarda è forse San Francisco?», domanda Elena Ugolini, candidata del centrodestra alle Regionali 2024. Non bastano dispositivi sanitari
Ragazzo con una pipa di vetro per fumare metanfetamina (foto di Grav su Unsplash)

Dopo alcune sperimentazioni e una commissione comunale riunitasi a fine luglio, il 27 agosto il Comune di Bologna ha annunciato la distribuzione gratuita di 300 pipe in alluminio ai consumatori di crack (per una spesa pubblica di circa 3.500 euro). La rilevanza mediatica attribuita a questa iniziativa è in linea con la mentalità coltivata in tutti questi anni da chi governa la città.

Bologna, secondo l’ultimo rapporto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è al primo posto tra le città italiane per presenza di droga nelle acque reflue urbane e capofila per consumo di metamfetamina (1,1 dosi al giorno ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 0,15). Qui la droga è facilmente reperibile a basso prezzo e l’età media dei consumatori si abbassa sempre di più. Gli spacciatori agiscono senza scrupoli, sono in prevalenza stranieri, il risultato di una politica di accoglienza che non riesce a tradursi in veri percorsi di integrazione: molti finiscono per trovare come unica via quella dell’illegalità. I portici sono ormai rifugio per persone senza dimora, abbandonate a sé stesse senza alcuna forma di gestione sanitaria o umanitaria.

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Crack invece di educazione

In questo contesto, la distribuzione di pipe sterili per fumare crack è stata presentata come un’occasione per agganciare i consumatori e ridurre i rischi sanitari. Ma, come ha osservato in un’intervista Paolo Crepet, al massimo si eviterà una tracheite, con il rischio però di normalizzare l’idea che assumere droga sia accettabile. Sulla stessa linea Simone Feder, psicologo della Casa del Giovane di Pavia e coordinatore dei volontari di Rogoredo (Milano): «Non sono pipe sterili a cambiare la vita. I giovani che vivono la disperazione non hanno bisogno di questo, ma di mani tese, luoghi di accoglienza, comunità educanti che trasformino la solitudine in relazione».

La cosa più preoccupante è il clima generale che si respira a Bologna. Il modello a cui si guarda è forse San Francisco? Esiste un problema educativo enorme, a tutte le età. Ci sono inconsapevolezza, superficialità, solitudine. Fiumi di droga, soprattutto hashish e cocaina, scorrono senza essere tracciati dai Sert: i sequestri e i dati ufficiali confermano la portata del fenomeno. Bologna non è certo un caso isolato.

Adolescenti sotto assedio

La fotografia che emerge dall’ultimo rapporto della Presidenza del Consiglio è quella di una diffusione massiccia di sostanze stupefacenti in Italia: nel 2024 quasi 910 mila ragazzi tra i 15 e i 19 anni hanno provato almeno una sostanza psicoattiva illegale, e 620 mila ne hanno fatto uso nell’ultimo anno. L’assunzione entro i 19 anni può provocare danni cognitivi e interferire con lo sviluppo. Basti pensare che negli ultimi decenni la percentuale di THC nella cannabis è passata dall’1% al 24%, con conseguenze pesantissime sulla fragilità psicologica dei giovani.

Servono educazione e informazione, ma è fondamentale anche un contrasto serio a chi sfrutta questa debolezza. Occorre colpire chi organizza e alimenta lo spaccio, anche sul piano ideologico e culturale: la trascuratezza di questi temi, specie in materia di sicurezza condivisa e partecipata, ha trasformato interi quartieri in zone dove è pericoloso girare non solo la sera, ma anche di giorno.

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Comune in ritardo e governo all’attacco

Con anni di ritardo sembra che anche la maggioranza in Comune lo abbia compreso. Dopo aver respinto a lungo la richiesta di telecamere di videosorveglianza e aver portato avanti una politica di accoglienza inefficace, l’assessora alla Sicurezza Matilde Madrid ha ammesso che non basta “contenere”. Ha riconosciuto che a Bologna operano reti criminali con dinamiche perfino mafiose, chiedendo collaborazione tra Comune, Regione e Stato.

Sabato 13 settembre il ministro Piantedosi firmerà il “Patto per la sicurezza urbana integrata e la vivibilità a Bologna”, un accordo per potenziare la cooperazione istituzionale nella lotta alla criminalità e inaugurerà la nuova caserma dei Carabinieri al Pilastro, che diventerà un presidio cruciale in un quartiere difficile. Peccato che, nello stesso tempo, il sindaco Lepore continui ad accusare il governo di immobilismo. Speriamo che la gravità della situazione lo induca finalmente a un cambio di passo.

*Elena Ugolini, capogruppo in consiglio regionale di Rete Civica, già dirigente del liceo e delle Scuole Malpighi di Bologna, sottosegretario all’Istruzione nel governo Monti e candidata presidente alle regionali del 2024 con un progetto civico sostenuto dalla coalizione di centrodestra.

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