Che fine ha fatto il Recovery Fund europeo?

Definito «urgente e necessario», doveva essere proposto ufficialmente il 6 maggio ma è sparito. Neanche Gentiloni ne sa nulla. E pure gli altri aiuti (Sure, Bei, Mes) «non arriveranno prima di luglio»

Che fine ha fatto il Recovery Fund, il Fondo per la ripresa? La soluzione a tutti i mali dell’Unione Europea, lo strumento accettato anche dai “falchi” come Olanda e Germania per correre in soccorso dei paesi più colpiti dalla pandemia (Italia, Spagna e Francia) e più deboli economicamente doveva essere presentato dalla Commissione europea il 6 maggio o al più tardi oggi, 13 maggio. Ma non ce n’è traccia da nessuna parte. E neanche chi dovrebbe essere incaricato di prepararlo sembra avere maggiori ragguagli.

GENTILONI NON NE SA PIÙ DI DUE SETTIMANE FA

Al termine del Consiglio europeo del 23 aprile il premier Giuseppe Conte aveva dichiarato che l’Italia non avrebbe avuto bisogno del Mes perché i Ventisette avevano raggiunto uno «storico accordo» sul Fondo per la ripresa, uno strumento «urgente, innovativo e necessario». Successivamente aveva ribadito che le prime risorse dovevano essere trasferite ai paesi «già a giugno». A due settimane di distanza, però, non solo non c’è alcun accordo politico ma manca anche una proposta ufficiale del fondo.

Pochi giorni dopo il Consiglio europeo, il presidente Charles Michel era stato molto vago sui nodi cruciali di questo strumento: non aveva infatti saputo offrire risposte al Corriere circa l’entità del fondo, il modo in cui ancorarlo al budget europeo 2021-2027, le tempistiche e la modalità di distribuzione delle risorse. Stamattina a oltre due settimane di distanza il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni ha parlato alla Stampa e al Figaro, senza essere in grado di fornire neanche un dettaglio in più.

MA NON ERA «URGENTE»?

Il Fondo, ha dichiarato, «sarà di almeno mille miliardi» (al quotidiano francese parla di «migliaia di miliardi») ed è necessario per colmare la «disparità tra i paesi membri che è una minaccia esistenziale alle fondamenta dell’Unione». Il commissario non risponde alla domanda su quando arriverà («non possiamo aspettare anni») ma precisa che «dovremo anticipare alcune somme nei prossimi mesi». Non certo a giugno, dunque, come auspicato dal premier Conte. Gentiloni non sa dire neanche se le risorse verranno distribuite come prestiti o sovvenzioni a fondo perduto e in che percentuale.

Leggendo l’intervista al commissario europeo all’Economia è difficile non nutrire dubbi su quanto sia considerato «urgente» il Fondo a Bruxelles. Il 15 maggio all’Eurogruppo i ministri delle Finanze dei Ventisette devono parlare di come rispondere alla crisi, ma come potranno farlo se manca una proposta concreta da parte della Commissione sul principale strumento su cui è stato trovato un «accordo» per rispondere alla crisi?

SURE, BEI E MES NEL PANTANO

Si dirà che l’Ue ha già messo in campo 540 miliardi tra Bei, Sure e Mes. Ma queste risorse, come dichiarato al Figaro dal ministero delle Finanze francese, «non arriveranno sicuramente prima di fine giugno». I fondi stanziati da Sure e Bei si basano infatti sulle garanzie degli Stati nazionali, che devono offrirle tramite approvazione parlamentare. Ma le delibere non sono ancora arrivate.

Per quanto riguarda il Mes, invece, le condizioni finanziarie saranno sicuramente vantaggiose ma non è stato ancora chiarito se tra i «costi sanitari diretti e indiretti della crisi» si possono includere anche aiuti all’economia, cioè il punto cruciale. Ecco perché Francia e Spagna hanno già annunciato che non faranno ricorso al Mes. Il governo italiano rischia invece di spaccarsi sul tema, che verrà forse dibattuto nelle prossime settimane. Alla faccia dell’urgenza.

Foto Ansa