Ucraina, non possiamo «criticare la Russia» e «usare i droni in Pakistan». L’America, sempre più debole, si auto-accusa

Durissimo editoriale del Washington Post contro Obama e gli Stati Uniti: «Francamente, non abbiamo molti motivi per insistere sull’assoluto rispetto dell’integrità territoriale di uno Stato sovrano»

«Siamo realisti. Un conto è dire che la presa della penisola di Crimea da parte della Russia “è inammissibile”, un altro è fare qualcosa». L’editoriale pubblicato dal Washington Post (Wp) a firma Eugene Robinson lo scorso 4 marzo non è di quelli che si leggono tutti i giorni: «Solo a me la retorica sulla crisi ucraina suona come se tutta Washington soffrisse di amnesia?».

«CI SIAMO DIMENTICATI L’IRAQ?». «Si aspettano che noi – continua Robinson – restiamo scioccati perché una grande potenza militare ha usato un pretesto per invadere una nazione più debole e piccola?». Ci siamo forse «dimenticati dell’Iraq?». L’editorialista del Wp mette in chiaro di essere dalla parte del «legittimo governo ucraino e non con il regime neo-imperialista della Russia», ma critica senza mezzi termini gli Stati Uniti: «Francamente, non abbiamo molti motivi per insistere sull’assoluto rispetto dell’integrità territoriale di uno Stato sovrano».

ATTACCHI CON I DRONI. L’America, dopo aver perso su tutta la linea la sfida con Putin in Siria, ormai passa il tempo ad auto-accusarsi per gli interventi in «Iraq, Afghanistan, la Guerra del Golfo, Panama, Grenada», come dimostra l’editoriale di Robinson. Mentre «condanniamo Mosca per la oltraggiosa aggressione, ci riserviamo il diritto di lanciare missili mortali in Pakistan, Yemen, Somalia e chissà in quanti altri posti».

SERVE LA POLITICA. Il Wp continua criticando l’aggressione “verbale” di Obama: «Non ha senso sguainare la sciabola quando tutto il mondo sa che non hai nessuna intenzione di usarla. Nessuna credibile minaccia militare degli Usa potrebbe costringere Putin a lasciare la Crimea se non vuole». Per cui, «se l’obiettivo è quello di persuadere la Russia a restituire la Crimea, il primo passo necessario è cercare di capire perché Putin se l’è presa».

«SE PUTIN È FURBO». Quello che Robinson chiede a Obama e al suo paese, insomma, è di fare politica: «Il problema è se c’è un modo di rovesciare la bilancia nell’analisi costi-benefici di Putin». Cacciare la Russia dal G8, in questo senso, è inutile così come imporre sanzioni economiche. «Se Putin ha perso il contatto con la realtà, come ha detto la cancelliera Merkel in una conversazione con Obama, allora non c’è niente da fare. Ma se Putin è furbo, offrirà una soluzione: la Russia si tiene la Crimea per sé o in comproprietà, l’Ucraina e le altre ex repubbliche sovietiche si ricordano che Mosca sta alla finestra e tutti quanti ci diamo una calmata. È triste per l’Ucraina, ma questo è un accordo che il mondo potrebbe essere disposto ad accettare».