Tutti all’Atelier delle arti e degli insegnanti per tenere acceso il fuoco della bellezza

Dal 21 al 25 luglio si terrà alla Rocca di Bertinoro un evento unico, un invito al risveglio, al cambiamento, per conoscersi e sperimentare con scultori, musicisti e poeti

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È un cambio d’epoca, dicono tutti, spesso a papera. E poi non dicono cosa sta cambiando, e come sarebbe meglio cambiare. Spesso si fermano a dire banalità. Luoghi comuni già vecchi mentre li pronunciano. Invece c’è chi si è messo a fare cose nuove e a render nuove le cose. Come ad esempio tentativi di trasmissione, educazione, formazione, fuori dai paradigmi e dagli schemi soliti. Il Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna e la Fondazione Claudi, propongono per il sesto anno l’Atelier delle Arti (guarda il programma). Quest’anno vi si abbina l’Atelier degli insegnanti, in collaborazione con il Centro Asteria di Milano.

Sono semplicemente alcune giornate di incontri e laboratori con artisti di varie discipline (poeti, scrittori, musicisti, artisti, attori, performer). Il luogo, la Rocca di Bertinoro, offre una meraviglia di panorama sulla Romagna fino al mare ed è luogo caro ai poeti, da Dante a Pascoli. Un’opportunità per vivere l’esperienza dell’arte e confrontarsi in maniera diretta e informale con dei maestri. Un invito al risveglio, al cambiamento, e per conoscersi, sperimentare, e tenere acceso il fuoco della bellezza. Quest’anno ci saranno un importante scultore, un musicista in grande carriera, un romanziere, teatranti, e alcuni poeti…

Per la prima volta si svolgerà anche l’Atelier degli Insegnanti – due maestri del secondo novecento: Mario Luzi e Giorgio Caproni. Due giorni di approfondimento e discussione di merito e di metodo sul ‘900 e sul contemporaneo rivolto a insegnanti di materie artistiche, letterarie e musicali – valido come aggiornamento – nelle giornate 23-25 luglio, sempre a Bertinoro (con la possibilità di partecipare anche ai due giorni precedenti di Atelier delle Arti). Il programma completo on line. Insomma un esperimento, che rompe da un lato l’assolutismo scolastico (peraltro fallimentare) legato alla formazione delle nuove generazioni, (ore e ore a scuola come cent’anni fa) in particolare sulle attitudini creative e artistiche, dall’altro sta facendo da “seminario” coltivazione di semi di nuovi artisti italiani. Una piccola ma colorata goccia in un mare in cui – per un disegno perverso dei difensori dello statu quo – accade che il 60% degli studenti in Italia (!) non incontrano proposte di educazione artistica nei 5 anni di scuole superiori.

Di fatto, in nome di imperativi fasulli smentiti persino dal mercato (a cui pretendevano rifarsi) e dalla esperienza di numerosi manager a riguardo delle aspettative verso la scuola (si veda la recente ricerca del giovane sociologo Giuseppe Monteduro “Una testa pensante è meglio di una testa piena”) il ruolo della educazione alle arti e all’umanesimo è divenuto sempre più debole, fragile, confuso tra psicologismo e sociologismo d’accatto. Nelle epoche di cambio servono monaci e guerrieri. Gli occhiuti funzionari, gli imprenditori fasulli che ingrassano coi soldi pubblici, se la passeranno bene difendendo il presente ma non lasceranno segno utile al futuro. E saranno vomitati dalla bocca di Dio.

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