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Tunisia. Il partito dei laici al potere si spacca, tornano in maggioranza gli islamisti

novembre 9, 2015 Rodolfo Casadei

Trentadue deputati di Nidaa Tounes si sono dimessi. Le frizioni tra le due ali del partito hanno distrutto un consenso politico e una maggioranza conquistati a fatica

La tensione covava da settimane e stamattina è culminata nella rottura che si paventava da tempo: 32 deputati di Nidaa Tounes, il partito laico di sinistra che detiene la maggioranza relativa nel parlamento tunisino, si sono dimessi dal loro gruppo parlamentare, lasciando in minoranza il partito. A questo punto il gruppo parlamentare più numeroso è quello di Ennahda, il partito islamista che alle elezioni dell’anno scorso era arrivato al secondo posto e aveva conquistato 69 seggi.

ELEZIONI. Nidaa Tounes aveva vinto col 37,5 per cento dei voti e conquistato 86 seggi e, dopo lunghi negoziati, aveva dato vita a un governo di unità nazionale quadripartito nel febbraio scorso. Oltre a Nidaa Tounes, la coalizione di governo comprende gli islamisti di Ennahda e due partiti liberali, l’Unione patriottica libera e Afek Tounes. L’esecutivo è formato da 27 ministri, ben 12 dei quali indipendenti dai partiti, come pure il primo ministro Habib Essid (nella foto). Ennahda detiene un solo portafoglio, Nidaa Tounes otto.

LE DUE FAZIONI. I problemi per il partito sono cominciati quando Beji Caid Essebsi, il fondatore della formazione nel 2012, è stato eletto capo dello Stato nel dicembre scorso e ha lasciato la carica di segretario della formazione politica. Da allora il partito non ha più ritrovato i suoi equilibri interni, e oggi appare spaccato in due correnti, l’una facente capo a Mohsen Marzouk, segretario generale e figura della sinistra del partito, e l’altra da Hafhed Caid Essebsi, figlio del capo dello Stato. La prima corrente accusa il presidente di intromettersi negli affari interni di Nidaa Tounes per imporre la leadership del figlio. La tensione fra le due ali è diventata talmente forte che un’assemblea nazionale del partito, riunita in un hotel di Hammamet la settimana scorsa, è finita a botte e a bastonate fra i contendenti delle due fazioni.

OMICIDI POLITICI. Nidaa Tounes è stata l’anima delle proteste popolari che nel 2013 hanno costretto il governo guidato da Hamadi Jebali, presidente e segretario di Ennahda, a dimettersi e a lasciare posto a un governo di tecnici che ha guidato la Tunisia fino alle elezioni dell’ottobre 2014, vero e proprio referendum sul ruolo politico degli islamisti, che per un anno e mezzo avevano guidato il paese. Sull’onda dell’emozione per due omicidi politici di alto profilo ai danni dei partiti laici, i tunisini avevano tolto ad Ennahda il primato nelle urne conquistato alle elezioni dell’assemblea costituente tre anni prima (ottobre 2011).

LE STRAGI. Gli islamisti erano scesi dal milione e mezzo di voti del 2011 a meno di un milione nel 2014, perdendo dieci punti in percentuale (dal 37 al 27,8 per cento). Il governo di Habib Essid sta cercando di portare il paese fuori dalle tempeste politiche seguite alla fuga del presidente dittatore Ben Ali e dalla stagnazione economica, ma gli attentati terroristici contro i turisti al museo del Bardo in marzo e sulla spiaggia di Sousse in giugno hanno accentuato le difficoltà.

Foto Ansa/Ap


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1 Commenti

  1. Fred says:

    Da recenti sondaggi, risulta che circa il 60/70% di tunisini e marocchini vorrebbe una stretta applicazione della sharia alla vita sociale del proprio paese. E stiamo parlando di paesi considerati “moderati”.
    L’occidente libero ha vinto la battaglia contro il comunismo sovietico perchè in quel caso si trattava di tirannie imposte con la forza al popolo, che appena ha potuto se ne è liberato (complici anche i gravi problemi economici di quel sistema).
    Ma con l’islam è completamente diverso. La popolazione vuole l’islam e con il petrolio delle monarchie saudite sono ricchi, o cmq adeguatamente supportati.
    Qui in occidente non ci rendiamo assolutamente conto del grave rischio che corriamo noi e i nostri figli.

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