Telecom e Alitalia. Stagnaro (Ibl): «Meglio i padroni stranieri che le mezze privatizzazioni»

Per il direttore ricerche dell’Istituto Bruno Leoni è normale che imprese in difficoltà siano preda di gruppi più floridi. «Impedire i passaggi di controllo sarebbe un nuovo colpo alla credibilità del Paese»

Non facciamo di tutta l’erba un fascio. Nelle vicende parallele di Telecom e Alitalia ci sono due aspetti da distinguere secondo Carlo Stagnaro, il direttore dell’ufficio studi e ricerche dell’Istituto Bruno Leoni. «Uno è il “fallimento” delle privatizzazioni, l’altro la possibilità di un takeover straniero», ovvero dell’acquisizione da parte della spagnola Telefonica nel primo caso e della franco-olandese Air France-Klm nel secondo.

PRIVATIZZAZIONI DOUBLE FACE. «Sul primo punto, non parlerei di fallimento in sé», spiega a tempi.it Stagnaro: «Le privatizzazioni, infatti, erano funzionali a un disegno di apertura del mercato, e in entrambi i casi il consumatore può contare oggi su un servizio plurale e migliore, grazie alla presenza di molti concorrenti». Piuttosto, precisa Stagnaro, «ora vengono al pettine i nodi di operazioni mal congegnate che hanno fatto il male delle aziende, più che del Paese: e l’hanno fatto perché in entrambi i casi i politici non hanno voluto cedere realmente il controllo sulle imprese in via di privatizzazione, ma hanno preferito scegliere investitori “amici” attraverso “operazioni di sistema”, quelle sì fallimentari».

FUORI DALLA SFERA PUBBLICA. In questo contesto, osserva il direttore dell’ufficio studi e ricerche dell’Ibl, «non c’è nulla di sorprendente se aziende in grave difficoltà e fortemente indebitate diventano preda di altri gruppi più floridi. Impedire, direttamente o indirettamente, i passaggi di controllo, come qualcuno vorrebbe fare, darebbe l’ennesimo colpo alla credibilità del Paese, senza determinare alcun beneficio visibile per Telecom e Alitalia». È questo un ragionamento che, per Stagnaro, potrebbe essere esteso anche alla ex Ansaldo in via di cessione da parte di Finmeccanica. «L’errore degli ultimi 15 anni – conclude – è stato non prendere atto che un’impresa privatizzata esce, e deve uscire, dal perimetro dell’influenza pubblica: se la proprietà straniera è l’unico strumento a disposizione per tracciare finalmente il confine, ben venga».