Te Deum laudamus per il grande sconvolgimento dell’Incarnazione

È in questo deserto di umanità che noi cristiani siamo mandati ad annunciare la letizia della nostra vita

Anticipiamo il Te Deum scritto per il primo numero del mensile Tempi da Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio.

Il mio Te Deum si leva oggi dentro quello che la liturgia in questi giorni ci ha richiamato come il deserto. Il mondo in cui viviamo è certamente un deserto, un deserto di umanità in cui gli individui sembrano vivere senza consistenza, senza coscienza, senza dignità, senza libertà, manovrati dai fili non così invisibili dei poteri economici e politici mondiali. E così è l’uomo che muore.

 Come ci ha ricordato impareggiabilmente il grande papa Benedetto XVI, l’apostasia dell’uomo da Cristo comporta necessariamente l’apostasia dell’uomo da se stesso. Ma è proprio questo mondo, così segnato da un’esperienza del male che non è ammessa dai più, ad essere dominato dalla violenza che nasce purtroppo in molte famiglie e protendere i suoi artigli sull’intera società.

È sempre in questo mondo che i cristiani – cioè noi – sono mandati ad annunziare il grande sconvolgimento e la grande pacificazione dell’Incarnazione. Come ci ha insegnato san Giovanni Paolo II, Cristo rivela all’uomo tutta la verità su di Lui. E questa verità delinea le dimensioni essenziali dell’essere umano: la ragione, il cuore, l’amore, la creatività, il sacrificio e la gioia. Delinea gli aspetti ultimi di queste dimensioni e le realizza in un modo che supera ogni desiderio.

È di questo annunzio che siamo portatori, vivi perché per noi l’annunzio è vita: questo è il compito della Chiesa. Se la Chiesa non fa questo è legittimo chiedersi se abbia ancora ragione per esistere. È in questo tormento della nostra esistenza, pacificata solo da Cristo e in Cristo, che dobbiamo dire a tutti la letizia della nostra vita: se Cristo è con noi, chi sarà contro di noi?