Tav, Ronza: «Perché in Francia non vanno in scena le stesse proteste?»

Il giornalista Robi Ronza, esperto in politiche delle identità locali, consiglia dai microfondi di Radio Tempi di tornare al dialogo in Val di Susa e di andare a vedere perché in Francia nessuno si lamenta: «Il cantiere del nuovo tunnel ferroviario di base del San Gottardo, Alp Transit, non disturba nessuno e non ha impatto ambientale. Io sono andato a vedere»

Fortunatamente, l’ennesima manifestazione No Tav in Val Susa, domenica 23 ottobre, si è conclusa senza scontri violenti. Rimangono però sul tavolo tutti i problemi che riguardano la costruzione del “corridoio 5”, inviso a una buona fetta dei valligiani. E’ sempre difficile fare la conta dei pro e dei contro, dei torti e delle ragioni. «La prima cosa che ci si deve domandare è come mai in Svizzera è quasi finito un tunnel di 80 km, che attraversa le Alpi da nord a sud, e come mai sul lato francese della linea Torino – Lione non è accaduto nulla di paragonabile a quanto vediamo in Val Susa». Ha le idee chiare il giornalista Robi Ronza, esperto in politiche delle identità locali, che a Radio Tempi commenta l’opportunità di realizzare la Tav. «Se noi ci abituassimo a considerare finalmente la questioni pubbliche con un occhio non richiuso nei confini italiani, la prima cosa che ci dovremmo domandare è: come mai questo approccio diverso alla stessa questione? Da noi, e non solo da quest’anno, non è stato aperto un vero dibattito pubblico; non sono state coinvolte le popolazioni interessate. Quando non si fanno consultazione e coinvolgimento si innescano tensioni di questo genere: è molto difficile poi rincorrere il consenso».

Da una parte si fa leva sull’occupazione che il cantiere della Tav creerebbe e c’è sostegno bipartisan di diversi politici, dall’altra vengono sollevati molti dubbi sulla reale utilità della linea.
Ribadisco che in Italia non c’è stato un dibattito e una vera informazione prima di avviare l’opera. I francesi, ad esempio, non si sono mobilitati contro il progetto. Oltre a citare i critici che affermano che un’infrastruttura così costosa è inutile di questi tempi, andrebbe anche detto che un’opera simile guarda alle necessità dei prossimi 15 anni. Bisogna discutere su queste cose, partendo dal fatto che in Francia non c’è stata alcuna tensione lungo l’asse della nuova trasversale alpina del Gottardo e sarebbe estremamente interessante sapere perché.

Domenica non ci sono state violenze ma si annunciano proteste calendarizzate ogni quindici giorni. Si arriverà a una soluzione?
In questo momento siamo al massimo della polemica. E’ vero che oltre al dibattito informativo, che è mancato, c’è il grande problema della mitigazione dell’impatto del cantiere. E allora bisognerebbe fare una gita a Chiasso e andare a vedere che cosa è stato fatto per far sì che il cantiere del nuovo tunnel ferroviario di base del San Gottardo, Alp Transit, che entrerà in servizio nel 2016, abbia un impatto esiguo sull’ambiente. Ora non c’è tempo ma sarebbe interessante, intervistando sindaci e valligiani, informarsi e scoprire perché questo grande cantiere non disturba la vita quotidiana, pur essendo il più grande operante oggi in Europa. Io l’ho visitato e non racconto frottole.

Ma non è scaduto il tempo per il dibattito?
Bisognerebbe valutare bene quanto costa questa mobilitazione permanente. La complicazione sul cantiere è talmente forte, che forse varrebbe la pena fare una sosta. Come si è fatto in Svizzera: un referendum territoriale. In questo modo nessuna minoranza militante potrebbe presentarsi come rappresentante del popolo. E concludo dicendo che il grande dramma di questa vicenda è che non sviluppando il “corridoio 5”, non si sviluppano i grandi traffici verso la valle del Danubio, che si spostano a nord delle Alpi, con tanti saluti allo sviluppo del Sud Europa, cioè delle nostre terre.

Ascolta l’intervista a Robi Ronza
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