Tarquinio (Avvenire) le suona a Augias (Repubblica): «La disinformazione è peccato. Anche per i laici»

Il direttore del quotidiano cattolico rovescia una clamorosa panzana inventata dal collega “laico” per giustificare l’ennesima predica anti-Chiesa

chiesa-augias-repubblica-tarquinioIl direttore di Avvenire Marco Tarquinio (foto in basso) nella rubrica delle lettere di oggi le suona di santa ragione a Corrado Augias – che è a sua volta tenutario di uno spazio dedicato ai lettori, ma su Repubblica – ricordandogli che «la disinformazione è peccato, anche laico».

LA STORIELLA ANONIMA. Tarquinio risponde alle segnalazioni di due lettori, che si dicono entrambi interdetti per i contenuti faziosi del botta e risposta tra una signora romana coperta da anonimato e il succitato Augias, pubblicato su Repubblica giovedì 27 marzo, nel giorno in cui il quotidiano di De Benedetti inaugurava il proprio restyling grafico. Nello scambio in questione, l’ignota signora racconta di aver detto al suo parroco di avere subìto l’asportazione dell’utero e che quello le avrebbe risposto: «Eh, adesso non potrai più crearti una famiglia, né sposarti». La cosa ovviamente è poco probabile, visto che per la Chiesa – osserva il lettore di Avvenire Corrado Marucci – «la sterilità sia dell’uomo sia della donna non costituisce impedimento per le nozze, come esplicitamente dichiara il canone 1084 par. 3 del vigente Diritto canonico».

IL PRECETTO BUFALA. Numero del canone a parte, Marucci ricorda una cosa che sanno tutti. O meglio, tutti tranne Augias. Il quale su Repubblica invece accredita la ricostruzione della donna e ne approfitta per criticare un inesistente «precetto» cattolico in basa al quale «l’atto sessuale è consentito solo se destinato alla procreazione». Precetto (inventato) che agli occhi del laico intellettuale appare «parecchio logoro se posso giudicare dagli atteggiamenti notturni dei giovani papa-boys (and girls) ai tempi dei grandi raduni sui prati con i sacchi a pelo». Ma perché mai uno come Augias dovrebbe perdere tempo a immaginare fantasiosi precetti cattolici che non stanno né in cielo né in terra? Ma è ovvio: per potersela prendere con quella «parte di clero che resiste» al progresso repubblicone, per esempio «il capo dei vescovi italiani Angelo Bagnasco che si scaglia contro l’educazione anti-omofobica nella scuola».

«OSTILE E GROSSOLANO». Augias, nota con amarezza Tarquinio, «un è collega esperto, colto e raffinato, ma sulle questioni “cattoliche” alterna ormai da tempo una interessante e acuta curiosità a una ben più frequente e tenace propensione all’affondo ostile e al luogo comune denigratorio e persino grossolano». Il direttore di Avvenire la chiama esplicitamente «disinformazione», e in sostanza è bel mix di «inconsistenza – diciamo così – “legale”» e di malizia. In effetti si fa «davvero fatica a immaginare un parroco che (…) in un colpo solo riesce a contrastare radicalmente non solo con la gentilezza umana e l’amore cristiano, ma proprio con le “regole” della Chiesa». E oltre a essere «un “quadretto” troppo brutto» per sembrare vero a Tarquinio, sembra anche troppo bello per le tesi di Augias, ispirato come appare essere alle solite «tristi caricature di un sacerdote ignorante e insensibile e di vescovi-giudici feroci, caricature che capovolgono totalmente ciò che la Chiesa è e fa ogni giorno tra la gente e per la gente».

MA CHE BEL «NUOVO INIZIO». È un peccato, commenta il direttore di Avvenire, «che Augias non si limiti a dare una propria libera e legittima opinione» ma piuttosto «scelga di costruire il suo ragionamento sulla base di una palese falsità», oltretutto sfruttata per costruire una «mirata polemica» contro Bagnasco. Infine Tarquinio aggiunge «un’ultima cosa: è curioso che questa sciatta intemerata anti-cattolica sia riapparsa su Repubblica nel giorno – uso la bella immagine scelta dal suo direttore Ezio Mauro – di un “nuovo inizio” grafico e contenutistico. Quelle pagine hanno visto, anche di recente, ben altri dialoghi, tra credenti e non credenti. Ma, evidentemente, Augias su certi temi preferisce ascoltare soprattutto se stesso, preferendo capire, spiegare e far circolare soltanto ciò che gli fa comodo. E questo, anche per un laico, è un vero peccato».