Suicidio assistito. «La Consulta apre al Far West, è un’aberrazione»

Intervista ad Alessandro Pagano, vice capogruppo della Lega alla Camera: «La Corte è entrata a gamba tesa sostituendosi al legislatore, ma c’è ancora spazio per tutelare la vita»

«La sentenza della Corte Costituzionale sul suicidio assistito spalanca le porte al Far West. È un’aberrazione». Il vice capogruppo della Lega alla Camera, Alessandro Pagano, commenta così a tempi.it la depenalizzazione, a determinate condizioni, dell’eutanasia in Italia decisa dalla Consulta. «I giudici hanno fatto un’entrata a gamba tesa sostituendosi al legislatore. Dovevano concedere un rinvio».

Onorevole, perché la Consulta avrebbe dovuto concedere il rinvio?
Dopo le Europee il Parlamento è stato fermo per tre mesi, è stata aperta una crisi. Qualsiasi organismo dotato di buon senso, riconoscendo che il Parlamento era impossibilitato a lavorare, avrebbe dovuto prenderne atto. Ma così non è stato.

Che cosa non va nella sentenza?
La Consulta si contraddice in modo clamoroso. Depenalizza il suicidio assistito ma ribadisce l’esigenza di venire incontro alle sofferenze del malato, citando la legge sulle cure palliative, senza considerare che quella legge non è mai stata finanziata. I giudici non dicono come rispettare quella legge, è uno scaricabarile sul Servizio sanitario nazionale.

Non è compito della politica decidere su questo punto?
Certamente, così come è nostro compito decidere sugli altri. Però per quanto riguarda la depenalizzazione del suicidio assistito la Corte ha scavalcato di fatto il Parlamento anticipando quale debba esserne l’orientamento e assegnando al giudice il potere di stabilire quando togliere la vita nel singolo caso.

Nell’ordinanza 207 si parlava anche di obiezione di coscienza.
Invece adesso è scomparsa dai radar. Roba da pelle d’oca. Su questo bisogna intervenire perché per la Lega la vita è e resta sacra e inviolabile, il suicidio di Stato è un’aberrazione e una sconfitta della civiltà giuridica.

La Lega però era al governo e ha avuto un anno di tempo per intervenire. Perché non l’ha fatto?
Il Parlamento ha perso tempo, certo. Ma per colpa di chi? Voglio ricordare che al governo c’erano due forze politiche: noi volevamo fare una legge per tutelare la vita, il Movimento 5 stelle no. Il M5s ha vanificato la nostra buona volontà.

È pronta da mesi alla Camera una proposta di legge (1888), di cui lei è primo firmatario, che mira a modificare l’articolo 580 del codice penale mitigando in alcuni casi la pena per l’aiuto al suicidio, che resterebbe però una violazione di legge. Inoltre, la sua proposta riafferma il diritto all’obiezione di coscienza, modifica la legge sulle Dat – affermando che idratazione e alimentazione non possono essere considerati trattamenti sanitari – e prescrive l’erogazione delle cure palliative. È una proposta di legge ancora approvabile?
È chiaro che ormai il suicidio assistito è stato depenalizzato, qualcosa in quella proposta andrà modificato, ma c’è spazio per lavorare e la Lega non si arrenderà. È ancora possibile tutelare la vita.

Il governo giallorosso però sembra su posizioni opposte alle vostre.
Aspettiamo che esca la sentenza per leggere esattamente che cosa dice. Poi apriremo il confronto in Parlamento.

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