Storia di Margareth, la nonnina di Liverpool finita nella death list a sua insaputa

I medici la davano per spacciata e avevano già predisposto il trattamento di fine vita. Solo l’intervento dei parenti ha evitato la sua fine. Ora beve the e festeggia la nascita del quinto nipote

Margaret Kibble è una nonnina di 95 anni, la cui esistenza era data come terminale dai medici che la curavano. Questa la diagnosi fatta due anni fa, ma, nel frattempo, Margaret è riuscita a vivere altri due anni e ad assistere alla nascita del suo quinto nipote. Eppure era stata messa sulla “lista” dai dottori del Liverpool Care Pathaway, dicendo che aveva manifestato il desiderio di morire. Ma quando i suoi parenti hanno sentito che lamentava l’assenza di acqua e cibo, i sostentamenti per la donna sono tornati a regime regolare, permettendole di vivere altri due anni.

PARENTI ALL’OSCURO. Proprio in questi giorni si sta discutendo in Gran Bretagna della possibilità, avanzata dai medici di base, di inserire in una lista (death list) i pazienti che potrebbero morire, al fine di agevolare eventuali pratiche di fine vita. L’ospedale di Liverpool, in cui è ricoverata la signora, è quello che ha lanciato le linee guida in termini di alimentazione e idratazione, che vanno interrotte nelle ultime ore di vita dei malati terminali.
Il problema è proprio che, spesso, i parenti non vengono avvisati di questa procedura, così come è successo ai familiari della signora Kibble che, mentre erano in visita dalla degente, hanno visto entrare un paio di infermieri e staccare monitor e flebo senza dire niente.

COL FAZZOLETTO BAGNATO. «Non ci permettevano di darle acqua, nonostante la paziente la chiedesse, ci siamo ridotti a dargliene con un fazzoletto bagnato», ha spiegato il genero della donna, che il giorno seguente si è recato dai medici per avere spiegazioni. «Ci è stato spiegato che era stata inserita nel Care Pathway e ci siamo spaventati. Il giorno dopo le nostre proteste, però, siamo entrati nella sua stanza e abbiamo visto un paio di medici intorno al suo letto. Pensavamo fosse morta e, invece, stava bevendo una tazza di the, tranquilla». La prima di tutte quelle che ha potuto ancora bere in questi altri due anni.