Stefani: «In Veneto partirò dalle persone e dai loro bisogni»

Di Emanuele Boffi
14 Ottobre 2025
Intervista al candidato del centrodestra in Veneto. L’attenzione ai giovani, agli anziani e alle “comunità”. «È all’interno di legami stabili, significativi e duraturi che ci si può prendere cura di tutti»
Alberto Stefani (Ansa)
Alberto Stefani (Ansa)

Alberto Stefani, candidato del centrodestra per le elezioni regionali in Veneto, spiega a Tempi che lo slogan scelto per la sua campagna elettorale, “Sempre più Veneto”, vuole riassumere «l’orgoglio per ciò che è stato fatto in questi 15 anni, dalla sanità al lavoro, all’istruzione. La mia è una candidatura in continuità rispetto a questo buon governo, cui cercherò di aggiungere le mie ricette e le mie idee».

Giovane – ha 32 anni – ma non inesperto, Stefani è diventato consigliere comunale a 21 anni, poi parlamentare, poi sindaco del suo paese, Borgoricco, in provincia di Padova. È presidente della commissione parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale, segretario della Liga veneta e vicesegretario della Lega; proviene da una famiglia di centrodestra, anche se, come ha raccontato a Vanity Fair, il nonno paterno era comunista, operaio della Breda. La capacità di dialogo con chi non la pensa come lui è uno dei tratti qualificanti del suo carattere e del suo agire politico, tanto che, anche alla provocazione del suo maggior competitor, Giovanni Manildo del centrosinistra che l’ha accusato di stare «nella lega di Vannacci», ha risposto in maniera gentile ma ferma: non è «mia intenzione attaccare gli avversari e rispondere a critiche sterili. Resto aperto al confronto con tutti perché ho occhi e cuore solo per il Veneto».

Convinto autonomista, cattolico, laureato in Giurisprudenza con una tesi in Diritto canonico (tuttora prosegue l’attività di ricerca, anche con pubblicazioni scientifiche), dipinge e pratica sport e, spiega, «c’è vita oltre la politica e, vorrei dire, per fortuna».

Nella prima dichiarazione dopo l’annuncio della sua candidatura per il centrodestra, ha segnalato alcuni punti su cui vuole lavorare: «Disagio giovanile, l’invecchiamento della popolazione, la crisi economica internazionale, sino alla difesa dell’ambiente e del lavoro». Nel suo impegno da parlamentare si è distinto per l’attenzione ad alcuni temi sociali (cura degli anziani, diritti dei caregiver, violenza su donne e minori). Ci spiega perché?

Tutti questi aspetti sono importanti e credo che, oggi, sia in Italia sia in Veneto, un buon amministratore debba fare i conti con la questione demografica. Nella nostra regione abbiamo più del 24 per cento di over 65 e, secondo alcune stime, il dato crescerà fino al 33 per cento nel 2043. Questi sono numeri, ma dietro di essi si nasconde un grande tema, che è quello della solitudine: fra 20 anni una persona su due vivrà da sola. Non possiamo non tenerne conto, le implicazioni sono moltissime, si pensi solo all’impatto che questo avrà sulla sanità e sul lavoro. È per questo che abbiamo annunciato essere nostra intenzione la creazione di un assessorato apposito.

Con quale obiettivo?

Vogliamo garantire servizi per passare dalla cura del sintomo alla cura dei bisogni. Tutti i bisogni, da quelli fisici a quelli psicologici. Avere attenzione per la terza età significa mettere in campo progetti per creare villaggi inclusivi sotto tutti i punti di vista, dall’urbanistica all’implementazione della telemedicina e del social housing.

Attenzione per gli anziani, ma anche per i giovani. Lei ha creato “Veneto domani”, la prima scuola di formazione politica della Liga veneta. Con quale intento?

È un luogo di incontro dove, con una media di 600 iscritti, promuoviamo momenti di formazione politica in cui coinvolgiamo soprattutto giovani, mettendoli a confronto con professori ed esperti di vari settori: dal fisco all’autonomia, dall’innovazione alla geopolitica fino alla questione ambientale…

Un tema, di solito, più vicino alla sensibilità della sinistra.

Io credo che su alcune questioni, e l’ambiente è una di queste, la distinzione tra destra e sinistra non abbia più senso. Lo testimonia il fatto che proprio gli incontri dedicati all’ambiente siano stati tra i più partecipati a “Veneto domani”. Certo, noi proponiamo un ambientalismo pragmatico e non ideologico, attento alla rigenerazione urbana, allo sviluppo, alla tutela del territorio e all’agroecologia. La tutela del creato non può essere un tema divisivo.

Lei ha detto che «abbiamo bisogno di un Veneto che si faccia comunità». Cosa intende con questa parola?

La nostra, come dicevo, è la società della solitudine ed è per questo che va riscoperta questa grande parola, “comunità”. È all’interno di legami stabili, significativi e duraturi che ci si può prendere cura di tutti, anche dei più fragili. Le necessità delle persone vanno messe davanti a tutto: è per questo che ho scelto di fare una campagna elettorale cercando di stringere la mano a quanti più veneti possibile. È partendo dalle persone che si trovano le idee più efficaci per governare.

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