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E questi sarebbero i ribelli “laici e moderati” che combattono per la libertà in Siria?

febbraio 9, 2018 Leone Grotti

Un video girato dai ribelli mentre profanano il cadavere di una combattente curda, Barin Kobani, dimostra chi sono davvero i membri del Libero esercito siriano: islamisti per nulla moderati

Una bambina regge una foto di Barin Kobani, la combattente curda mutilata nel video dei ribelli alleati della Turchia.

Prima l’hanno uccisa. Poi l’hanno insultata, umiliata e chiamata «scrofa», hanno posato con il suo cadavere per una serie di selfie, l’hanno spogliata, mutilata e si sono seduti sopra di lei e sopra il suo seno nudo, ridacchiando e rimpallandosi battute: «Non vedi come è bella?». Riprendendo tutto allegramente con i cellulari. Sono solo alcune delle nefandezze che un gruppo di ribelli del Libero esercito siriano ha compiuto sul corpo di una combattente curda uccisa nella battaglia per conquistare Afrin.

INVASIONE TURCA. Il 20 gennaio l’esercito turco ha invaso il nord della Siria per conquistare la città in mano alle milizie curde Ypg, considerate alleate dei terroristi del Pkk da Ankara. L’offensiva è guidata da migliaia di ribelli, alleati del presidente Recep Erdogan, che avanzano con il supporto dei carri armati e dell’artiglieria pesante turchi. Dall’inizio della battaglia sono morte oltre mille persone tra civili e soldati e anche la Turchia ha subito molte perdite.

«PEGGIO DELL’ISIS». Il filmato, ottenuto dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, è stato visionato dal New York Times che si è comprensibilmente indignato per le barbarie dei ribelli. Abdul Rahman, responsabile dell’Osservatorio, fin dall’inizio della guerra favorevole ai ribelli, ha commentato: «Questi gesti sono anche più brutali e terribili di ciò che ha fatto l’Isis: loro non mutilavano corpi in questo modo. Decapitavano le persone, ma non le trattavano così».

RIBELLI “MODERATI”? Nella lunga guerra che da sette anni martoria la Siria è stato commesso ogni tipo di crimine contro l’umanità ed è perfettamente inutile fare la classifica di chi ha compiuto le azioni peggiori. Però è difficile non porsi una domanda: se lo Stato islamico è stato condannato urbi et orbi fin dall’inizio del conflitto, i ribelli sono stati esaltati come paladini della libertà e della democrazia. Sono stati innalzati su un piedistallo, anche dallo stesso Nyt che oggi si scandalizza, come i combattenti “moderati” che si oppongono al malvagio regime del dittatore Bashar al-Assad. Non era così e questo video lo dimostra, ma chiunque abbia cercato di dirlo negli ultimi sette anni è stato zittito o ignorato.

RIBELLI “LAICI”? Ma il filmato aiuta anche a decostruire un altro pezzo della propaganda mondiale su questa guerra. Quando i ribelli si sono resi conto del clamoroso autogol, si sono affrettati a condannare gli autori dell’abominio. E così il Libero esercito siriano ha ufficialmente aperto un’inchiesta e dichiarato che «non esiteremo a portare davanti alla giustizia le persone coinvolte in questo incidente, se sarà verificato, come prevede la legge della sharia». Infatti, continua il comunicato, i ribelli si riconoscono nei principi dei diritti umani e «della sharia».
Ma come, viene ancora da chiedersi, i ribelli non erano i combattenti “laici” che contrariamente ai jihadisti malvagi dell’Isis avrebbero instaurato un regime democratico e non settario una volta saliti al potere? Questo è quello che è stato raccontato per anni. Ora si scopre per l’ennesima volta che non è così, che anche la maggior parte dei ribelli è islamista, come i cristiani siriani (e non solo) non si stancano di ripetere da anni.

ORMAI È TARDI. Che ora anche i grandi giornali si accorgano della verità, purtroppo, non ha alcun valore. La Siria ormai è semidistrutta, tutti i governi occidentali hanno appoggiato i ribelli, favorendo anche l’Isis pur di abbattere il governo di Assad, salvato dall’intervento russo. Oggi in tanti cominciano ad accorgersi dell’errore, ma è tardi. Il paese che abbiamo conosciuto fino al 2011 non esiste già più e la spartizione del territorio è alle porte.

Foto Ansa

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