Siria. Il teocon Novak: No allo strike Usa, «fra i ribelli si nascondono terroristi di Al Qaeda»

Eliminare Assad? «Prima di deporre un dittatore bisogna accertarsi che gli subentrino dei moderati». Anche il filosofo conservatore si schiera contro l’intervento americano: «Le conseguenze potrebbero essere negative»

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Firmate l’appello contro l’intervento militare in Siria

«Assad poteva e doveva essere rimosso un anno fa, quando era più debole di adesso e l’opposizione più forte», spiega il filosofo americano Michael Novak. Conservatore e cattolico, Novak non era contrario a un intervento statunitense in Siria. Oggi, però, al Corriere della Sera dice che l’ipotesi di un «strike» americano arriva «troppo tardi»: e anche se l’azione di forza di Barack Obama «avesse successo, cosa di cui non lo ritengo capace, le conseguenze potrebbero essere negative».

AL QAEDA TRA I RIBELLI. «In casi disperati come quello della Siria, il cambiamento di regime è un principio ancora valido», spiega Novak, «le violazioni dei diritti umani di Assad sono inaccettabili, come lo furono quelle dei talebani in Afghanistan e di Saddam Hussein in Iraq», ma per fermarle si sarebbe dovuto agire subito.
«I ribelli siriani non sono quelli di un anno fa», prosegue il filosofo americano ed ex ambasciatore Usa. «Un anno fa erano, direi, puliti, erano cioè in prevalenza forze democratiche». «Oggi sono inquinati, nelle loro file si nascondono terroristi di Al Qaeda ed estremisti islamici di ogni tipo. Non si può consegnare loro il potere» avverte Novak. «Un’altra amministrazione americana avrebbe appoggiato subito i ribelli e li avrebbe preparati alla democrazia». Invece Obama non ha fatto nulla di tutto questo.

SIRIA COME LIBIA? L’America potrebbe decidere di affrontare il problema siriano come avvenne in Libia? «Non si può escludere niente», spiega Novak, «ma in Libia i bombardamenti durarono due mesi, non due o tre giorni come sembra l’intenzione di Obama». «La lezione libica, inoltre, è che prima di deporre un dittatore bisogna accertarsi che gli subentrino dei moderati». «E noi», conclude , «questa certezza purtroppo non ce l’abbiamo».

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