Siria, cos’è la speranza dopo cinque anni di guerra?

In occasione della Pasqua, Nabil Antaki, medico della parte di Aleppo sotto il controllo del governo e circondata dai jihadisti, ha scritto una lettera

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In occasione della Pasqua, Nabil Antaki, medico della parte di Aleppo sotto il controllo del governo e circondata dai jihadisti, ha scritto una lettera per raccontare che cosa sta succedendo in una delle città più martoriate dalla guerra siriana da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco.
Nella lettera il membro laico dell’ordine dei frati Maristi blu racconta di un aleppino, Rami, che l’ha interrogato così: «Che cos’è questa speranza che voi [Maristi] proclamate mentre viviamo da cinque anni nel buio più completo?».
Questa la sua risposta:

«Sperare è rimanere attaccato quando tutto trema
è accettare il rischio quando tutto è consegnato.
È proporre una presenza quando tutto è non-senso.
Sperare è rimanere abitato dall’amore,
nutrito dalla tenerezza,
animato dalla pace.
Sperare è andare avanti quando tutto sembra bloccato
quando tutto sembra finito
quando tutto è condannato.
È vivere al limite, alla frontiera, all’estremo
di una scelta essenziale:
“Non temere niente,
Io ti porto nel palmo della mia mano
Io faccio di te il mio amico”.
Sperare è dire Magnificat
Tu sei nella mia vita
e io sono nella tua
un eterno poema di Amore.
È la Speranza che ci aiuta a superarci nel dono e nella dedizione, ad amare di più di quanto potessimo immaginare, a credere con tutto il nostro cuore e non solamente con tutta la nostra ragione.
La Speranza vuol dire che Gesù che si è incarnato e morto sulla croce per noi, è risuscitato, ed Egli vive in noi.
Dopo la sua resurrezione, Gesù mandò a dire ai suoi discepoli che lo attendessero in Galilea. I discepoli erano tristi e disperati perché Gesù era morto. Essi avevano perduto ogni speranza. Il loro appuntamento in Galilea, con Gesù resuscitato, ha dato loro la Speranza. Hanno saputo che dopo la morte c’è la resurrezione, e dopo le tenebre ci sarà la luce».

Foto Ansa


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