«La sofferenza chiede compagnia, non burocrazia». Il presidente della Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna rivendica «il diritto e anche il dovere» di lottare contro la deriva imboccata dalla sua Regione, «un piano inclinato che non sappiamo dove porta»
Hospice dell’ospedale Markhot Ferenc di Eger, Ungheria, 9 ottobre 2019 (foto Ansa)
Il suicidio medicalmente assistito «non è la risposta al vero problema che la malattia e la sofferenza pongono all’essere umano» e anzi la sua legalizzazione «favorisce una cultura della “inutilità” della vita della persona sofferente e gravemente inabile». Non poteva essere più chiaro il giudizio dei vescovi emiliano-romagnoli sulla norma che il Consiglio della loro Regione ha approvato il 23 luglio scorso. «Procurare la morte, in forma diretta o tramite il suicidio medicalmente assistito», recita il comunicato diffuso dopo il voto dell’assemblea legislativa regionale, «contrasta radicalmente con il valore della persona, con le finalità dello Stato e con la stessa professione medica». Monsignor Giacomo Morandi, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, guida la Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna dal 2024 e ha accettato di parlare con Tempi di questo e altri argomenti.
Eccellenza, perché ha sentito l’urgenza di “scendere in campo” sul tema del suicidio assistito?Si è trattato di un in...
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