Siria. Patriarca Rai: «Chi arma il regime o i ribelli è responsabile di crimini di assassinio e distruzione»

Durissima denuncia pronunciata domenica scorsa dal cardinale Bechara Boutros Rai, Patriarca di Antiochia dei Maroniti: gli Stati non compiano una «malvagia opera di istigazione» della guerra civile.

I leader degli Stati «che fanno la guerra in Siria fornendo denaro, armi e mezzi sia per il regime, sia per l’opposizione», con la loro «malvagia opera di istigazione» sono responsabili davanti al tribunale della coscienza e della storia dei «crimini di assassinio, distruzione, aggressione e deportazione di cittadini innocenti». È la durissima denuncia pronunciata domenica scorsa dal cardinale Bechara Boutros Rai, Patriarca di Antiochia dei Maroniti.

PERICOLO PER IL LIBANO. Riporta l’agenzia Fides: «Il capo della Chiesa maronita ha stigmatizzato anche gli effetti destabilizzanti che il conflitto siriano minaccia di avere sullo scenario libanese. Il Patriarca Rai ha richiamato i diversi Partiti libanesi a “non puntare gli uni sul regime e gli altri sull’opposizione in Siria”, perché con le loro opzioni divergenti “creano intralci alla vita pubblica del Libano e paralizzano le decisioni nazionali, compresa la ratifica di una nuova legge elettorale”. In questo modo – ha stigmatizzato S.B. Rai – si incentivano i timori di una tracimazione del conflitto siriano in territorio libanese, e si fomenta la tendenza dei libanesi a emigrare all’estero».

RICHIAMO ALL’ONU. La guerra civile che in Siria va avanti ormai da due anni ha già prodotto 700 mila profughi, di cui 200 mila sono ospitati in Libano. E proprio rivolgendosi ai rifugiati siriani in Libano, il Patriarca maronita li ha invitati a essere riconoscenti nei confronti dello Stato e del popolo che li hanno accolti, chiamandoli a conformarsi alla «cultura libanese fondata sull’apertura, l’ospitalità e l’unità nella varietà» e ad astenersi da ogni comportamento lesivo della pace civile. Il cardinale Rai ha anche aggiunto che lo Stato libanese deve «controllare le frontiere, registrare i rifugiati e prendere tutte le misure necessarie a impedire l’infiltrazione di armi in Libano. Occorre sventare ogni eventuale complotto ordito sia all’interno che all’esterno, e evitare ogni strumentalizzazione religiosa, comunitaria o politica dei rifugiati. Infine, il richiamo all’Onu perché aiuti il Libano ad accogliere i rifugiati, che cominciano a diventare un peso enorme che il paese non riesce a portare da solo.