Siria. Non basta bombardare l’Isis, va fermato il doppio gioco dei paesi arabi

Come battere i tagliagole? Ex generale: «Va aiutato chi già combatte lo Stato islamico: Assad, Iran e Iraq. È il male minore»

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I siriani rappresentano il quinto gruppo più numeroso sbarcato sulle nostre coste (i primi quattro rispondono tutti a paesi africani). Scappano da una guerra scoppiata nel marzo 2011 e ignorata (se non peggiorata) fino ad oggi dall’Occidente. Ora che i siriani hanno chiesto asilo in Europa, però, diversi paesi hanno cominciato a chiedersi che cosa fare per risolvere la situazione alla radice.

«MALE MINORE». I leader di Inghilterra e Francia, David Cameron e François Hollande, hanno promesso di bombardare l’Isis ma questo non può bastare. Secondo quanto dichiarato al Le Figaro dall’ex generale ed esperto di intelligence Jean-Bernard Pinatel, «la Francia deve fornire aiuto logistico, tecnico e finanziario a chi combatte già Daesh (acronimo arabo per Isis, ndr) sul terreno: l’armata siriana lealista, l’Iran e l’Iraq». È vero, aggiunge, «si tratta di dittature o milizie ma rappresentano un male minore rispetto al male assoluto incarnato da Daesh».

COME DE GAULLE. Parigi, fino ad ora, ha seguito la strategia degli Stati Uniti e ha cercato di «destabilizzare Assad mentre combatteva Daesh. Ma ora non si può più giocare su questi due tavoli. È arrivato il tempo di abbandonare il sogno della Primavera araba, il sogno di imporre la democrazia con le armi facendo cadere Assad». Richiamandosi alla storia francese, il generale ricorda: «Quando De Gaulle si è alleato con l’Urss per combattere i nazisti non era diventato un convinto comunista, ma aveva identificato i nazisti come il nemico da abbattere assolutamente. È giunto il momento di fare lo stesso con Daesh».

ESERCITO DI CONQUISTA. Un altro modo sarebbe sicuramente quello di impedire a tanti paesi in tutto il mondo di finanziare lo Stato islamico o altre milizie jihadiste. Qatar e Arabia Saudita, ad esempio, hanno da poco fondato, armato e finanziato insieme alla Turchia la formazione Jaish Al-Fatah, l’Esercito di conquista composto da un nutrito gruppo di terroristi islamici (tra cui la milizia siriana di Al-Qaeda, Al-Nusra) ed ex ribelli finanziati dagli Usa.

NESSUN MIGRANTE NEI PAESI ARABI. Questi paesi arabi non solo fomentano la guerra, che danneggerebbe molto anche l’alleato iraniano di Assad, ma si rifiutano anche di aiutare a gestirne le conseguenze. Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti o Kuwait quanti profughi provenienti dalla Siria hanno accettato di ospitare? Neanche uno. Hanno troppa paura che qualche terrorista, magari da loro stessi finanziato, si infiltri e porti a termine attentati terroristici.

DOPPIO GIOCO TURCO. Come affermato ancora dal generale Pinatel, interrompere il doppio gioco dei paesi arabi è fondamentale per risolvere la guerra in Siria. Ad esempio, «ufficialmente la Turchia fa parte della coalizione opposta allo Stato islamico. Nei fatti, il paese gli apre le frontiere permettendogli di realizzare ogni sorta di traffico (…) e guadagnare 50 milioni di dollari al mese. (…) Impedendo alla Turchia di fare il doppio gioco, chiudendo davvero le frontiere, si indebolirebbe molto Daesh. Lo Stato islamico non potrebbe più rifornirsi di armi. Bisogna forzare la mano a Erdogan. Così si creerebbero le condizioni politiche necessarie alla riuscita di una operazione militare».

Foto Ansa/Ap

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