Siria, gli ispettori Onu faticano a entrare nei depositi di armi chimiche dei ribelli

Un diplomatico rivela al New York Times: «Proprio mentre il governo collabora pienamente, sarebbe pessimo se l’operato degli ispettori venisse bloccati dai ribelli»

La missione dell’Onu in Siria per eliminare le armi chimiche a disposizione del regime di Bashar Al Assad incontra i primi problemi. Non per le resistenze del governo, ma dei ribelli. Un diplomatico occidentale che lavora nel mondo arabo ha rilasciato queste dichiarazioni in forma anonima al New York Times: «Proprio mentre il governo collabora pienamente, sarebbe pessimo se l’operato degli ispettori venisse bloccati dai ribelli».

RIBELLI OSTACOLANO GLI ISPETTORI. Molti dei siti dove sono stoccate le armi chimiche si trovano oggi in zone controllate dai ribelli e anche se gli ispettori non hanno pubblicamente citato nessun loro tentativo di opporsi agli ispettori, non mancano i timori. Il rapimento ieri di sette operatori internazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, quattro dei quali sono stati liberati oggi, non è di buon auspicio.

«OPPOSIZIONE FACCIA LA SUA PARTE». Secondo quanto dichiarato alla Bbc da Ahmet Uzumcu, direttore generale dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw), che ha appena vinto il premio Nobel per la pace, grazie alla collaborazione del governo di Assad gli ispettori hanno già raggiunto cinque siti su 20. Ma altri siti hanno «problemi di accesso», dovuti alla guerra in corso e al fatto che «molte strade cambiano colore da un giorno all’altro, per questo rivolgiamo un appello a tutte le parti che combattono in Siria per appoggiare questa missione, cooperare e non renderla più difficile» di quanto non sia già.
Tutta la responsabilità del processo grava sul governo, ma secondo il diplomatico che ha parlato al Nyt «anche l’opposizione deve fare la sua parte e assicurare agli ispettori un accesso ai siti libero e sicuro».

OBIETTIVI AMBIZIOSI. Gli ispettori sono arrivati in Siria lo scorso 1 ottobre e hanno tempo fino a metà 2014 per disarmare la Siria e distruggere i gas tossici. L’obiettivo è considerato ambizioso, forse troppo: in Libia, ad esempio, sono passati 10 anni da quando il governo ha autorizzato lo smantellamento dell’arsenale chimico, operazione che però non è ancora terminata. Secondo diversi analisti, per distruggere le circa 1500 tonnellate di armi chimiche della Siria ci dovrebbero volere almeno 10 anni.