Siria, per distruggere le armi chimiche di Assad ci vorrebbero «75 mila uomini e almeno 10 anni»

Il New York Times spiega che cosa servirebbe per fare andare a buon fine la trattativa politica in Siria: «Compito spropositato per gli ispettori»

Prendere l’arsenale chimico di Bashar al-Assad, trasportarlo fuori dalla Siria, al sicuro, sotto il controllo di organismi internazionali e infine distruggerlo è un’ottima soluzione politica alla crisi siriana ma praticamente impossibile. «Sono preoccupato», spiega al New York Times Amy E. Smithson, esperto di armi chimiche. «È un compito spropositato per gli ispettori bloccare la produzione di agenti tossici, chiudere a chiave gli arsenali, fare l’inventario dell’enorme mole di armi chimiche e dei proiettili e poi distruggere tutto. E in una zona di guerra, per giunta».

TONNELLATE DI ARMI CHIMICHE. Perché l’operazione possa funzionare davvero, la Siria, che non avendo mai firmato la Convezione sulle armi chimiche potrebbe possederne almeno 1500 tonnellate, dovrebbe fornire tutte le specifiche del suo programma di produzione e lancio degli agenti tossici. Già questo passaggio è complesso perché, spiega il Nyt, Damasco dovrebbe rivelare molti dei suoi armamenti, come alcuni tipi di missili, su cui avrebbe invece tutto l’interesse a mantenere il segreto, servendo questi anche per armi convenzionali.

«SERVONO 75 MILA UOMINI». Inoltre, secondo un rapporto del Pentagono, per proteggere gli ispettori internazionali durante il loro estenuante lavoro servirebbero circa 75 mila truppe sul suolo siriano, «giusto per dare l’idea di quanto sia complesso l’obiettivo da raggiungere». Assad dovrebbe anche rivelare tutti i siti chimici presenti in Siria e molti di questi, in periodo di guerra, potrebbero passare sotto il controllo dei ribelli. Difficile, pertanto, immaginare un’operazione di questo tipo senza mettere in conto la morte di diversi ispettori.

DIECI ANNI PER DISTRUGGERLE. Per quanto riguarda la distruzione delle armi chimiche, «una decina di anni» potrebbe anche bastare ma come dichiarato al quotidiano americano da Raymond A. Zilinskas, scienziato ed ex ispettore Onu, «come si può avere la certezza che tutte le armi chimiche siano state rese note e messe sotto controllo?».

ARMI USA AI RIBELLI. Ecco perché sembra difficile che la soluzione politica architettata da Stati Uniti e Russia vada a buon fine. Forse anche per questo, nel frattempo, gli Usa hanno cominciato a distribuire armi letali ai ribelli, dopo mesi di promesse non mantenute. A comunicarlo un portavoce dell’opposizione siriana: «Ce le stanno fornendo perché sono sicuri che i meccanismi del [nostro] Consiglio militare supremo sono testati e che le armi non finiranno nelle mani sbagliate».