Siria. Sono più di 191 mila il numero di morti (documentati). Ma secondo l’Onu le vittime sono molte di più

L’ultimo report delle Nazioni Unite parla di 191.369 siriani uccisi ma si tratta «senza dubbio di una sottovalutazione del numero reale». E i rifugiati sono più di 2 milioni. Ecco perché, secondo il patriarca Twal, è «meglio vivere sotto un dittatore»

Oltre 191 mila persone hanno perso la vita nella guerra in Siria. Lo rivela un rapporto delle Nazioni Unite reso noto a Ginevra. Il conto di 191.369 siriani uccisi è più che raddoppiato rispetto ai 93 mila morti di circa un anno fa, ma riguarda soltanto i casi documentati tra l’inizio del conflitto nel marzo 2011 e l’aprile 2014. E si tratta, afferma l’Onu, «senza dubbio di una sottovalutazione del numero reale». Mentre l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Navi Pillay ha tenuto a precisare che «la paralisi internazionale» ha incoraggiato gli «assassini, i torturatori e i devastatori in Siria».
Secondo un rapporto dell’osservatorio nazionale dei diritti umani in Siria (Ondus) ripreso dall’Ansa, invece, i morti sarebbero 180.215, di cui 58.805 civili, tra i quali 9.438 minori e 6.032 donne. Mentre, tra gli armati, 68.780 sono gli uccisi tra le forze del regime di Assad e dei loro alleati e 49.699 i morti nel variegato fronte delle opposizioni. I combattenti non siriani morti in Siria sarebbero oltre 18 mila tra jihadisti ed estremisti sunniti di diverse nazionalità e jihadisti sciiti libanesi o iracheni giunti in sostegno del regime di Damasco.

«MEGLIO VIVERE SOTTO UN DITTATORE». Numeri che, purtroppo, confermano l’amara considerazione fatta a tempi.it, a inizio giugno, dal patriarca della Chiesa cattolica latina di Gerusalemme Fouad Twal, secondo cui per la Siria sarebbe «meglio vivere sotto un dittatore, che cambiare al prezzo di 80 mila morti e un milione e mezzo di rifugiati». Anche se, da allora, il numero di morti (documentati) è salito a 191 mila e quello dei rifugiati ha già superato i 2 milioni. La stragrande maggioranza dei quali in Libano, che da solo non può sostenerne il peso e dove l’80 per cento dei bambini nemmeno può più ad andare a scuola. Il conflitto siriano, infatti, come ha scritto nel suo annuale report l’Heidelberger Institut für Internationale Konfliktforschung, è stato quello «con il maggior numero di vittime nel 2013».

I CRISTIANI. E, secondo l’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, è «dalla seconda guerra mondiale che non ci sono stati così tanti rifugiati». Il conflitto in Siria, come quello in Iraq, sta facendo una vittima illustre, soprattutto: i cristiani. Perché, come ha raccontato Saadi (nome di fantasia) a tempi.it, quella condotta dagli jihadisti nelle fila dei ribelli «è una guerra contro i cristiani, non contro tutto il popolo, non contro i musulmani». Proprio come in Iraq, a fare le spese delle violenze delle milizie dell’Isis, sono cristiani e yazidi.