La “sindrome Brzezinski” che porterà il centrodestra all’estinzione volontaria

La parabola del consigliere di Carter che “scelse” i talebani in Afghanistan insegna qualcosa agli ingenui che sperano di far tornare in casa i voti vincenti forniti ai grillini a Roma e Torino

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Pubblichiamo la rubrica “Boris Godunov” di Renato Farina contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

È successo un fenomeno alle ultime amministrative, e in particolare ai ballottaggi, che Boris, esperto di cose russo-sovietiche, chiama la “sindrome Brzezinski”. Tutto accadde durante la presidenza americana di Jimmy Carter, e Zbigniew Brzezinski ne era il consigliere per la sicurezza nazionale. Breznev, in gravissima difficoltà interna e bisognoso di diversivi oltre che di cercare sbocchi per l’Urss sui mari caldi, occupò militarmente l’Afghanistan. In Italia, ad appoggiare questa azione imperialista fu niente meno che Giorgio Amendola, migliorista del Pci, e cultore della necessità storica delle potenze come fattore autenticamente morale, altro che le fisime dei diritti umani.

Carter, amato da Aleksandr Solzenicyn nonostante la sua debolezza, per l’orrore sincero che nutriva per il sangue, non se la sentì di contrastare con le armi questa scandalosa azione bellica. Brzezinski gli venne in soccorso: anticomunista come nessun altro, polacco di nascita e di cultura, elaborò un argomento machiavellico. Se il nemico è il comunismo, il nemico dei miei nemici è mio amico. Lo sostengo, lo armo, e lo spingo alla vittoria senza dover riportare in patria i miei soldati nei sacchi neri. Nel caso, a opporsi con lunghi coltelli e strategie guerrigliere crudeli almeno quanto quelle comuniste, c’erano i guerrieri di Allah. Allora apparvero come gli angeli della libertà, e di certo ce n’erano tra loro di questo tipo generoso e puro. Ma tra i più promettenti e spietati c’era un tale Bin Laden, di buona famiglia saudita e yemenita, parente di alleati storici. Gli fu dato il via libera per ricacciare indietro i comunisti.

Insieme a chiunque contro il nemico assoluto
A suo tempo feci una ricerca e potei appurare che persino i sovietici si erano mossi in armi non solo per questioni di potenza economica e ideologica, ma in vista di un’azione di contenimento di un’invasione radicale islamica. Era già cominciata la penetrazione, finanziata dall’Arabia Saudita, di predicatori wahabiti, in tutto e per tutto ostili al vecchio islam saggio e sufita, meditativo e bevitore di tè, tollerato persino dai comunisti. Questo era diverso. Si doveva chiuderne le sorgenti, tappare le falle agli argini. Oriana Fallaci la pensava così. La storia è finita come sapete. Anzi non è finita. La sindrome Brzezinski non si dimostrò una buona idea, e ne sentiamo ancora adesso gli effetti.

In questi ballottaggi il centrodestra si è comportato allo stesso modo. Ha eletto Renzi nemico assoluto. Lo ha giudicato il concentrato di tutti i mali del mondo. E Dio sa se il Fiorentino non ha fatto di tutto per attirare contro di sé il sentimento di qualunque cittadino comune. La distanza tra i suoi annunci di resurrezione e la constatazione della pochezza dei risultati lo ha palesato a tutti come il capitan Trinchetto del Carosello di una volta, ma senza la simpatia del marinaio che sparava balle gigantesche. Risultato: Renzi si è guadagnato l’ostilità dei moderati per le sue posizioni furbe e beffarde sulla finta riduzione delle tasse e il vero appoggio ai matrimoni omosessuali, oltre che l’odio furente dei protestatari professionisti, dei forcaioli del prima ti impicco e poi vedo se sei innocente, insomma dei 5 Stelle.

Un aiutino non reciproco
Ai ballottaggi il centrodestra ha invitato senza tanti complimenti a unire le forze dando una mano alle candidatesse Raggi a Roma e Appendino a Torino. Confidando nella reciprocità del sostegno, con un aiuto 5 Stelle a Milano e a Bologna. Be’, il centrodestra è stato appeso come Brzezinski alla sua ingenuità. Far tornare i voti vincenti forniti ai grillini in casa del centrodestra è un’impresa disperata. Una volta che si è vincenti non si ritira il consenso, si scommette se non altro per amor proprio su chi ha suscitato la crocetta sul suo nome.

Sulle prime pagine dei quotidiani il giorno dopo i ballottaggi nessuno ha scritto che il centrodestra e Forza Italia e Lega erano stati sconfitti. Semplicemente non esistevano. Renzi-Breznev è condannato, non si risolleva più. Ma se Atene piange, Sparta non ride. Anzi non c’è più. Ci tocca sperare che Grillo e Casaleggio jr siano un pochino più buoni di Bin Laden e del Mullah Omar.

Foto Ansa

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