«Il mio sì per riequilibrare il potere della magistratura»
«Il sì al referendum sulla riforma della giustizia è una scelta che guarda al futuro», dice a Tempi Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia e presidente della Commissione affari esteri e difesa. «È una scelta sul tipo di Stato e sul modello di società che vogliamo per le generazioni future. Preferiamo uno Stato con un potere che controlla gli altri senza bilanciamenti?».
Si riferisce alla magistratura?
È da trent’anni che la magistratura da ordine è diventato un potere senza contrappesi. Noi del centrodestra vogliamo dare garanzie ai cittadini e non delegare alla magistratura compiti della politica. Serve un processo giusto, con un pubblico ministero autorevole e un giudice imparziale.
I sostenitori del “no” al referendum dicono che la riforma della giustizia portata avanti dal ministro Carlo Nordio sia una “fissazione” del centrodestra.
Ricordiamo che la riforma della giustizia è stata promossa dai socialisti negli anni Ottanta, da Bettino Craxi, da Giuliano Vassalli, medaglia d’oro della Resistenza, che hanno voluto cambiare il sistema giudiziario passando da quello inquisitorio di stampo fascista a quello accusatorio, con un giudice terzo e imparziale.
Però la riforma, promossa anche da suo padre Bettino, ex premier, è rimasta incompleta…
Manca la separazione delle carriere, che è necessaria per garantire la terzietà dei giudici. Oggi i giudici partecipano allo stesso concorso dei magistrati dell’accusa, i pubblici ministeri. Vanno negli stessi bar, negli stessi uffici… le carriere dei giudici dipendono dai pm attraverso le correnti che controllano il Consiglio superiore della magistratura.
Per alcuni, anche il nuovo metodo elettivo dei membri del Csm sarebbe un problema.
Se vengono sorteggiate le giurie popolari, perché si ha paura del sorteggio dei componenti del Csm? La riforma toglierebbe il controllo alle correnti. E l’Alta Corte dovrebbe ripristinare la disciplina.
Un’obiezione comune è che il pm si ridurrebbe a essere un “accusatore”, se passasse la riforma.
È inutile negarlo, oggi il pm è già un super-poliziotto, anche se viene recepito come un “giudice che accusa”. Si guardi ad esempio all’avviso di garanzia, che da strumento di tutela si è trasformato in sentenza preventiva di condanna, e come tale viene visto dai cittadini. Bisogna avere chiaro che il pm rappresenta l’accusa.
I promotori del “sì” da settimane lamentano “mistificazioni” della controparte.
Stiamo assistendo a una brutta campagna referendaria. Il nostro obiettivo è quello di riformare la giustizia per dare un servizio ai cittadini. Siamo riformisti. Dall’altra parte c’è invece una sinistra che ha perso di vista la sua missione identitaria, che difende il corporativismo e lo status quo, cullandosi nell’illusione di possedere una sorta di “superiorità morale” che le vicende della storia hanno spazzato via. La loro è una posizione orientata al conservatorismo ideologico, per cui si vuole una giustizia senza equilibrio.
Una giustizia “senza equilibrio” può portare a derive demagogiche…
In una memoria privata, Craxi scrive: «Quando i giudici si proclamano sacerdoti di una rivoluzione, quando si appellano ai sentimenti della piazza aizzati da chi ha un suo specifico motivo per farlo, la giustizia ha già perso le sue virtù, che sono l’obiettività, la verità, l’equilibrio, la serenità e l’umanità». Parole tragicamente profetiche, ieri come oggi.
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