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Se sei manager al dipartimento di Giustizia americano, ti arriverà questa email: «Sostieni gli omosessuali»

maggio 22, 2013 Benedetta Frigerio

Il documento è stato inviato dall’associazione dipendenti omosessuali (“Doj Pride Board”) ai dirigenti: «Il silenzio è inteso come disapprovazione»

«Non giudicare né rimanere in silenzio: il silenzio sarà interpretato come disapprovazione». A tutti i manager del dipartimento di Giustizia americano (Doj) è arrivata di recente un’email, scritta dall’associazione dipendenti omosessuali (“Doj Pride Board”), che spiega come dovrebbero comportarsi in ufficio per far sentire del tutto a proprio agio i dipendenti Lgbt (Lesbo gay bisex trans). Secondo le linee guida, intitolate “Inclusione Lgbt al lavoro”, i manager non solo non devono discriminare i gay o evitare commenti negativi ma devono pubblicamente approvarli. La email, che sta facendo scalpore in America, è stata resa pubblica dal Liberty Counsel, che difende la libertà religiosa negli Stati Uniti, dopo che un manager del Doj ha rivelato tutto, sentendosi obbligato ad agire contro coscienza.

SE I GAY TI ASCOLTANO. Nel documento (leggilo qui) un impiegato omosessuale afferma: «Idealmente mi piacerebbe sentire e vedere il sostegno delle autorità, (…) il silenzio potrebbe significare disapprovazione. C’è ancora una mentalità secondo cui le tematiche Lgbt non sono appropriate per un luogo di lavoro». Il primo punto della linee guida consiglia: «Fai sempre conto che i dipendenti Lgbt e i loro alleati stiano ascoltando quello che dici (in una riunione o vicino al distributore d’acqua) o leggendo ciò che scrivi (in una email informale o in un documento formale), assicurati che il linguaggio utilizzato sia inclusivo e rispettoso. Non dare mai per scontato che tutti i dipendenti siano eterosessuali».

PER FARLI SENTIRE BENE. Per agevolare gli eventuali colleghi omosessuali, si legge al punto 5, «partecipa a eventi Lgbt sponsorizzati dall’“Orgoglio Doj” o dal Dipartimento, e invita altri (senza obbligarli) ad unirsi a voi». Ancora meglio se «mostri un simbolo nel tuo ufficio (un adesivo dell’Orgoglio Doj, una copia di questo opuscolo, etc.) che indichi che siamo in una zona di sicurezza».

PER NON DISCRIMINARLI. Per non rischiare di discriminare nessuno, i manager dovrebbero poi sempre utilizzare parole come «“compagno”, “partner” o “sposo”, anziché termini afferenti all’orientamento sessuale o all’identità di genere di una persona come “marito” e “moglie” (per esempio, sugli inviti a feste aziendali o quando si fanno domande a un nuovo dipendente sulla sua vita privata)». E se un manager sente un altro impiegato fare commenti discriminatori? «Opponiti con forza e rapidamente a battute e commenti riportati quando sono evidentemente avvenuti sul luogo di lavoro» e «comunica una politica di tolleranza zero per scherzi e commenti inappropriati, inclusi quelli relativi all’orientamento sessuale di una persona e all’espressione o all’identità di genere». In generale, bisogna sempre «parlare positivamente dei tuoi colleghi e amici o famiglie Lgbt» perché «la diversità è un valore», quindi si deve rendere «chiaro che per te si intende anche quella sessuale».

SE LUI DIVENTA LEI. Per questo motivo, «si deve usare il nome scelto da una persona transessuale e il pronome che è coerente alla sua autoidentificazione di genere». Se, dunque, un collega donna diventa uomo, bisogna sempre chiamarlo al maschile, come testimonia una transessuale: «Come donna transessuale (…) voglio essere riconosciuta per il mio vero genere», perché un conto è «l’imbarazzo nell’uso del pronome giusto da parte delle persone che mi conoscevano prima della transizione», un altro è «quando dopo anni le persone continuano a usare quello sbagliato».

LA CHIESA. Il Liberty Counsel, a cui si è rivolto il manager del dipartimento, protegge la libertà religiosa ed è impegnato anche a difendere quanti hanno fatto causa al governo per l’obbligo di pagare ai propri dipendenti assicurazioni inclusive dell’aborto e della contraccezione. Proprio per via di questo provvedimento di Obama i vescovi americani stanno organizzando una seconda edizione della “Fortnight for Freedom”, una campagna di educazione e di preghiera nazionale sull’importanza della libertà religiosa, che si terrà dal 21 giugno al 4 luglio.
Questa volta a preoccupare è anche la prossima decisione della Corte Suprema sulla costituzionalità del Defense of Marriage Act (Doma), la norma che tutela il matrimonio fra un uomo e una donna. Proprio qualche giorno fa l’arcivescovo di Baltimore, monsignor William Edward Lori, presidente della Commissione per la libertà religiosa della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, si era detto seriamente preoccupato per due motivi. Primo, perché il giudizio del tribunale federale «potrebbe avere un profondo impatto sulla libertà religiosa per le generazioni a venire». E, secondo, per paura che sia lesa l’obiezione di coscienza dei ministri che celebrano il matrimonio. Per questo, Salvatore Joseph Cordileone, arcivescovo di San Francisco e guida del comitato per la promozione e la difesa del matrimonio della Conferenza episcopale, ha evidenziato che «questo è il momento in cui bisogna raddoppiare i nostri sforzi, le nostre preghiere e le nostre testimonianze».

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13 Commenti

  1. Michele says:

    Fate bene voi di Tempi ad insistere sull’agenda gender. Occorre preparare attentamente la resistenza legale, civile, sociale alle pretese totalitarie della lobby. E’ bene conoscere le modalita’ usate dai gruppi di pressione omofili per smontarle. E’ bene sapere che sara’ una guerra dura lunga e anche stupida, ma non si puo’ piu’ far finta di nulla.

  2. ragnar says:

    Di fronte a mails di questo tipo bisogna rispondere: “Forse non è necessariamente richiesto essere dei perfetti imbecilli per lavorare in questo posto, però a quanto pare aiuta parecchio”

  3. Paola says:

    Fate questo esercizio. Prendete questo articolo e altri vostri articoli sul tema e sostituite tutte le parole gay con ebrei o neri… vi renderete conto di che sporchi bastardi razzisti siete. Non siete meglio dei nazisti o del kkk. La storia vi giudicherà.

    • H.Hesse says:

      Qui nessuno ha mai osato chiamare “sporchi bastardi” né gay, né neri e né tanto meno ebrei.
      Quindi sarà bene che certi esercizi li faccia tu.

      • andarea says:

        avete pronunciato ogni sorta di offesa e mostrato ogni forma di discriminazioni. ormai il vostro tempo è finito, la cosa che mi duole è che troverete altre persone da discriminare.
        il mondo è già cambiato, l’Italia seguirà, lentamente ma seguirà, altrimenti finiremo con il Medioriente

        • H.Hesse says:

          @Andarea
          1) Ogni sorta di offesa, bestemmia e menzogna son sempre ed esclusivamente venute della parte tua.
          2) Il medio oriente ce l’hai già in casa, quindi rassegnati.

          • andarea says:

            H.Hesse,
            la differenza tra me e te?
            io almeno so quando sto offendendo perché infondo ti rispetto e se ti offendo so di fare qualcosa di male… tu neanche te ne rendi conto. per te offendere le persone gay è così normale che lo dai per scontato…

            • H.Hesse says:

              Tu sai quando stai offendendo perché lo fai volgarmente e deliberatamente, io può darsi che in certi casi non lo sappia, ma solo perché nessuno sano di mente è veramente in grado di valutare l’ipersensibilità artificiale e patologica di certi soggetti su determinati argomenti.

  4. Q.B. says:

    Arieccoti gli esemplari di (h)omo-felicissumus schiumanti di rabbia e insulti.

    Buon segno: si rendono conto anche loro di aver finito i (pochi e inconsistenti) argomenti con i quali avevano tentato di difendere la menzogna.

    Andiamo avanti così senza mollare.

    • andarea says:

      Q.B. io di argomenti ne ho da vendere e da regalare, ma se mi censurano ogni post alla fine mi rompo … anche perché infondo sto qui a scrivere con te e altre 5 persone… non è che questo sito abbia un gran seguito…
      basta vedere che genere di giornalismo fa

      ps
      mi sa che avete poco da tenere duro (poi tenere duro contro cosa? contro la felicità degli altri?), avete già perso.
      qui i paesi in cui il matrimonio gay è già legge:

      II matrimoni omosessuali nel mondo
      1.1 Europa
      1.1.1 Paesi Bassi
      1.1.2 Belgio
      1.1.3 Spagna
      1.1.4 Norvegia
      1.1.5 Svezia
      1.1.6 Portogallo
      1.1.7 Islanda
      1.1.8 Danimarca
      1.1.9 Francia
      1.1.10 Regno Unito

      1.2 America 1.2.1 Canada
      1.2.2 Stati Uniti d’America
      1.2.3 Aruba e Antille Olandesi
      1.2.4 Città del Messico (Distretto Federale)
      1.2.5 Argentina
      1.2.6 Brasile
      1.2.7 Uruguay
      1.3 Africa 1.3.1 Sud Africa
      1.4 Asia 1.4.1 Israele
      1.5 Oceania 1.5.1 Nuova Zelanda

      • andarea says:

        piccolo/grande errata corrige, in USA solo in 14 stati ma credo che presto la cosa avrà carattere universale anche li… anche il brasile ha iniziato ad introdurre il matrimonio gay uno stato alla volta per poi pronunciare una legge nazionale, passata solo pochi giorni fa.
        cmq sono circa una ventina di stati al mondo, alcuni come il brasile e l’argentina grandi quanto l’intera europa

        • H.Hesse says:

          Caro Andarea, ti svelo un segreto, che resti tra noi:
          secondo me anche se tutta l’assemblea generale dell’ONU, il Dalai Lama, il Patriarca di Costantinopoli e infine il Papa, dichiareranno solennemente un giorno che la pratica dell’omosessualità è santa e benedetta, tu, in fondo al tuo cuore ti sentirai ugualmente un pervertito. Amen

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