Scola e la moschea a Milano: un sì magnanimo ma non ingenuo

Il cardinale ha spiegato che «la libertà di culto va riconosciuta a tutti», ma stando attenti a che i luoghi di culto servano per esprimere la fede, e non «integralismi e fondamentalismi»

«La libertà di culto va riconosciuta a tutti». Lo ha detto ieri l’arcivescovo cardinale di Milano Angelo Scola, durante un incontro con alcuni studenti delle scuole superiori organizzato dal centro Culturale Asteria di Milano. Scola ha ragionato con loro di felicità, libertà, verità, amore, soffermandosi sulla vocazione cui è chiamato ogni cristiano: «La felicità è compimento, riuscita. La parola giusta? Santità. Il santo è l’uomo pienamente riuscito. La libertà non è solo una questione di scelte, è aderire alla verità che ti viene incontro».

SI ALLA MOSCHEA PURCHE’… Il cardinale si è soffermato anche su un tema d’attualità e cioè la costruzione di luoghi di culto, in particolare moschee, sul territorio italiano. Ed è stato qui che l’arcivescovo ha pronunciato il suo “sì”, pur volendo circostanziare in modo dettagliato e razionale questa sua posizione.
I cristiani, ha spiegato, sono a favore della libertà di culto per tutti, poiché «hanno lottato e ancora lottano, fino a pagare con la propria vita, perché tutti abbiano la libertà di credere e possano accedere ai mezzi necessari perché il culto fecondi la vita». È proprio della natura del cristiano, poi, ha aggiunto Scola, rispettare «tutte le religioni, cercare un dialogo con tutti», pur continuando a «mostrare il proprio volto, la propria identità». Per questo ogni luogo di culto ha diritto di cittadinanza, purché «sia chiaro» chi è «il soggetto comunitario che chiede la moschea» e che tale soggetto non sia fittizio, «ma reale», non un fantoccio ma espressione autentica di un’esigenza religiosa territoriale. Insomma, sì alla moschea purché essa sia vero luogo di culto e non fucina per diffondere «integralismi e fondamentalismi». Il cardinale ha poi aggiunto un’ulteriore osservazione al suo discorso. La moschea sia realizzata «nel rispetto della lunga tradizione cristiana della nostra terra e del nostro popolo».

CRISTIANI PERSEGUITATI. Scola ha poi aggiunto alcune osservazioni rispetto al fatto che oggi, purtroppo, in tanti paesi a maggioranza musulmana, questo dialogo e questo rispetto nei confronti dei cristiani non vi sia. Per questo ha invitato tutti a non dimenticare, ma anzi a sostenere quei cristiani che subiscono persecuzioni in ogni parte del mondo. Le violenze da loro subite vanno sostenute con la preghiera, ma anche con la denuncia ogni qual volta accada una persecuzione nei loro confronti. Non solo: è necessario che sia più forte la richiesta che gli Stati salvaguardino la loro incolumità e libertà. Non basta che i rapporti fra Stati siano basati su logiche politiche o economiche: occorre che si faccia il necessario perché la libertà religiosa sia preservata.
Premesso questo, il cardinale ha poi detto che il cristiano ha comunque il dovere di tendere per primo la mano: «Nella logica potente dell’amore – di un Dio che in Gesù Cristo mostra il suo volto di misericordia – noi cristiani dobbiamo essere magnanimi. Quindi concedere ai musulmani luoghi di culto e di cultura anche se non c’è reciprocità». Questo coraggio deve venirci dalla nostra fede, pur continuando a essere vigili e attenti, mai ingenui.