Schönborn: «Ok Internet e i libri, ma è nell’incontro faccia a faccia che Cristo evangelizza attraverso di noi»

L’arcivescovo di Vienna ieri era a Milano per presentare in Duomo la lettera pastorale del cardinale Scola: «Eravamo Chiesa di Stato. Imperiale. Ora siamo Chiesa umiliata, addolorata, povera»

«Eravamo Chiesa di Stato. Imperiale. Ora siamo Chiesa umiliata, addolorata, povera. Ma è in questa realtà che il Signore ci chiama alla missione». Con queste parole l’arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schönborn, si è rivolto ieri mattina ai 1.200 preti ambrosiani, dopo essere stato invitato a Milano dal cardinale Angelo Scola.

OLTRE TWITTER E FACEBOOK. Prima di presentare ieri sera in Duomo la lettera pastorale di Scola Il campo è il mondo, Schönborn si è detto «deluso» dal Sinodo sull’evangelizzazione: «I vescovi, nei loro discorsi, hanno appiccicato l’etichetta “evangelizzazione” a tutto quello che già si fa». Mentre l’evangelizzazione «è una gioia speciale, indimenticabile. Van bene i libri, Twitter e Facebook ma è nell’incontro faccia a faccia che Cristo opera l’evangelizzazione attraverso di noi».

ALLEANZA TRA VERITÀ E MISERICORDIA. Papa Francesco, ha aggiunto, «ci invita a cambiare lo sguardo. A non rinchiudere le persone dentro le caselle. È il caso, fra separati, divorziati, risposati, di tante famiglie patchwork di oggi. Come realizzare un’alleanza tra la verità che libera e salva e la misericordia? Ecco la grande sfida della nuova evangelizzazione».
Come riporta Avvenire, l’arcivescovo di Vienna ha anche citato il caso, che ha fatto il giro del mondo, del giovane omosessuale eletto in un consiglio parrocchiale nella sua diocesi: «È un ragazzo che partecipa alla Messa, suona l’organo in chiesa. Ho voluto incontrare quel giovane e l’uomo che vive con lui. Ho visto due persone pure, anche se la loro convivenza non è nell’ordine della creazione. Non sono d’accordo col matrimonio gay. Ma ho deciso di non annullare l’elezione di quel giovane».

CINQUE SÌ. L’evangelizzazione, ha detto infine Schönborn, si basa su cinque sì: «Sì al nostro tempo, senza nostalgia del passato: Dio ama il mondo d’oggi. Sì, consapevole e deciso, alla situazione della Chiesa d’oggi. Sì alla nostra comune vocazione di battezzati, nell’amicizia tra preti e laici. Sì ad una Chiesa che impara passo passo ad essere dentro una diaspora feconda, dove ciascuno di noi vive la fede non solo per sé ma anche per gli altri, e dove i cristiani sono una benedizione per tutta la città. Sì, infine, al nostro ruolo nella società: siamo minoranza – in politica non possiamo imporre leggi nel rispetto del diritto naturale – ma abbiamo il ruolo del sale. E quanto più la rete sociale si fa fragile, quanto più è preziosa l’iniziativa delle nostre parrocchie e associazioni per i più deboli».