S. Ambrogio, costruttore di bellezza da Roma a Milano

Senza ombrello, sotto il temporale

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Il romano di noi due ha fatto un bellissimo regalo al milanese di noi due: un libro letto anni e anni fa, perso, conservato come una cosa preziosa nella memoria ma fisicamente introvabile. Il romano invece l’ha trovato. Trattasi, guarda caso, di un libro che lega i destini proprio di Roma e di Milano. S’intitola “Tre capitali cristiane” (la terza, Costantinopoli, per ora lasciamola da parte). Lo ha scritto il più grande conoscitore dei primi secoli: Richard Krautheimer, morto quasi centenario nel 1994. È un libro sintetico e straordinario, in cui gli ingranaggi della storia, dell’arte, delle tecnologie costruttive tornano a mordere e a generare un quadro realistico delle straordinarie trasformazioni avvenute in queste città negli anni cruciali che vanno dall’editto di Costantino (313) sino alla fine del secolo. Più di Roma, è interessante guardare il capitolo che tocca a Milano. Una Milano romanizzata da un grande romano come Ambrogio (sempre proficui gli scambi tra una città e l’altra: anche i milanesi hanno fatto grandi cose a Roma, Caravaggio per primo, ma non è il solo). Il vescovo ex funzionario dell’impero vuole che la sua città d’adozione adotti la struttura di urbanistica religiosa della capitale. Così sulle vie di accesso costruisce le basiliche dedicate ai martiri. E siccome a Milano non ci sono resti di martiri come a Roma, provvede a far arrivare da Costantinopoli in una teca d’argento le reliquie degli apostoli, attorno a cui costruisce la basilica dei Santissimi apostoli, oggi san Nazaro, piazzata proprio sulla strada che portava verso Roma. Poi, nell’arco di pochi decenni, sorgono San Simpliciano, Sant’Ambrogio, San Lorenzo e la Cattedrale Nuova. A proposito di queste due il libro fornisce indizi davvero interessanti. La Cattedrale Nuova (i resti si vedono sotto il sagrato) era già costruita nel 355: questo vuol dire che nel giro di tre decenni Milano aveva fatto in tempo a darsi una prima cattedrale vecchia (che non può ovviamente risalire a prima dell’Editto di Costantino che stabilì la libertà di culto per i cristiani) e una cattedrale nuova. Oggi ci vorrebbero tre secoli… Quanto a San Lorenzo, la storia del braccio di ferro con cui Ambrogio prepotentemente la strappa agli ariani è tutta da leggere. Permetteteci di rilevare solo una notazione commovente: Krautheimer, che è uno che se ne intendeva e che raramente si concedeva rilievi estetici, la definisce una delle più belle chiese del mondo. Ripensiamo a questo rilievo. In una città in cui i segni cristiani sono ridotti a pochi balbettii, un lampo di bellezza come questo è un segno. Un segno che riempie il cuore.

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