Rosi Mauro, nera e “terrona”. «È un capro espiatorio»

La badante, la nera, la terrona. Contro la leghista Mauro si è scatenata tutta la rabbia del popolo e dei leader del suo stesso partito. La giornalista e femminista Ritanna Armeni invece la difende: «Identificare una persona come origine di tutti i mali mira solo a far vedere che gli altri sono puri».

Nera-badante-terrona. Ritanna Armeni, giornalista e femminista, spiega a tempi.it il suo punto di vista sugli scandali di corruzione che stanno toccando la Lega (ma anche Nichi Vendola di Sel, Luigi Lusi della Margherita e, tanto per cambiare, di nuovo Berlusconi).

Rosi Mauro “la badante”, “terrona”, “la Nera”. La causa di tutte le sciagure secondo la Lega è stata espulsa dal partito. Lei come la vede?
Io la vedo male. Perché non ho dubbi che Rosi Mauro possa aver commesso tutto quello che le hanno attribuito, ma è certo che su di lei c’è stato un accanimento maggiore rispetto ad altri che sono sicuramente responsabili (attenzione, non uso il termine colpevoli). Questo mi turba sempre quando si parla di donne, c’è un accanimento da caccia alla strega. Intendiamoci: io non penso che le donne siano sante, ma che siano capaci di fare le stesse cose, in bene e in male, degli uomini. Qui c’è stato un accanimento particolare, lei ha le stesse responsabilità del suo segretario Bossi e del figlio di Bossi. Eppure contro di lei si sono schierati con veemenza gli stessi dirigenti della Lega, a cominciare da Maroni che dice “o lei o io”, come se il problema fosse lei e non quello che sta emergendo, che riguarda il modo di essere della Lega. 

Mauro si è difesa dicendo che non è vero nulla, e che può provare la sua innocenza. Ma il partito (base e leader) ne ha preteso subito l’espulsione. E su pressione della base, Renzo Bossi si è dimesso dal Consiglio regionale, mentre il padre ha rinunciato alla carica di segretario, per diventare però presidente del partito. Dentro il Carroccio c’è un attacco da forti con i deboli, e da deboli con i forti?
C’è un interesse politico, che non ha a che vedere con l’etica e la morale. Primo: si vuole salvaguardare Umberto Bossi, perché questo serve per salvaguardare la Lega. È meglio arrivare alle elezioni uniti, e con un capo che non sia identificato come il simbolo della corruzione, anche a costo di far passare Bossi per malato, cosa non molto elegante. Secondo, i leghisti possono infierire su Rosi Mauro, colpevole quanto gli altri, perché lei non intacca il “simbolo” della Lega, e può fare da capro espiatorio. Più si dice che lei è colpevole, più ci si sottrae alle reali responsabilità.