Rosa o azzurro? Il comune di Bergamo gioca al gender con i bambini

Le avete regalato una bambola? Avete una «visione ipersemplificata incasellata in uno stereotipo» di vostra figlia

Forse il gender non esiste ma l’Ufficio Complicazioni cose gender sì. Sul portale dei servizi per l’infanzia bambiniegenitori.bergamo.it, curato dall’assessorato all’Istruzione del comune, compare una appassionata riflessione dal titolo “Rosa o Azzurro?”. Riassunto: grazie alla formazione sulla differenza di genere “sistematicamente proposta” dal comune, operatori e operatrici dei servizi all’infanzia hanno pubblicato «i dati raccolti analizzando il catalogo di una grande catena di negozi di giocattoli» sotto Natale, con tanto di schemino a doppia colonna: di qua le proposte per i bambini (mostri, auto, armi etc), di là quelle per le bambine (bambole, cucinette, braccialetti etc), di qua i giochi contenuti in scatole sui “toni del rosa” (es. il laboratorio di rossetti), di là sull’azzurro (es. il planetario).

AVETE REGALATO BARBIE? MALE

Risultato: «La distinzione tra i giocattoli femminili e quelli maschili balza all’occhio anche senza essere degli esperti: il rosa per le femmine, il blu per i maschi. I maschi sono dunque dipinti come dinamici, coraggiosi, aggressivi, competitivi, tecnologici; le femmine sono immaginate invece come casalinghe, estete, vagamente esibizioniste, accudenti, tenere». Sarà opportuno? Sarà inoffensivo?, si chiedono solerti gli operatori. La risposta è chiaramente no. Anzi, assolutamente no. Per capirci, avete regalato Barbie a una bimba e Capitan America a un bimbo? Malissimo, invece di fare loro un regalo avete aderito una classificazione che propone «una visione ipersemplificata in cui le mille sfumature di una persona, le molte differenze che esistono tra gli individui vengono ridotte e incasellate nel binomio maschio/femmina, appiattisce le differenze incasellandole in uno stereotipo».

MASCHIO FATA, FEMMINA FALEGNAME

A questo punto la redazione del portale ha una visione (riportiamo con dovizia di puntini di sospensione): «… e se guardassimo con occhi diversi  …se provassimo invece a vedere una bambina e un bambino aprendo a ciascuno tutte le possibilità di essere fata o principe indistintamente dal sesso che li caratterizza anatomicamente?», «… se un bimbo volesse una cucinetta e si vestisse con scarpette luccicanti e borsa a tracolla  … E se invece fosse una bimba a chiedere il gioco del meccanico o del falegname …..». 

CASELLARI SENZA RETROPENSIERI

Ma che infanzia hanno avuto gli operatori e le operatrici del servizio d’Infanzia del Comune di Bergamo? E chi è che dovrebbe «fermarsi un attimo a riflettere», «provare a guardare senza retropensieri e immaginari dettati solo da stereotipi» ed «etichette semplificanti»? La madre regalabarbie o un pool di educatori dediti a spulciare e incasellare con adesione impiegatizia al gender un catalogo di giocattoli? Domande retoriche, gli operatori e le operatrici dei servizio d’Infanzia del Comune di Bergamo promettono ora di portare avanti “la riflessione” a tutto campo attraverso «la collaborazione con l’Associazione Immaginare Orlando (quelli del festival “Orlando – identità, relazioni, possibilità”, ndr) e la Cooperativa Impresa Sociale Hg80 attorno al tema dell’Educare alle differenze, in un percorso formativo che coinvolgerà in momenti e in modi diversi educatrici ed educatori dei Nidi comunali e accreditati, le Ludoteche comunali in collaborazione col consorzio Solco Città aperta e i gruppi di discussione per genitori del Comune di Bergamo».

SORPRESA: I BAMBINI GIOCANO

Ma ecco la chicca, “qui un video interessante”, segue collegamento all’immancabile esperimento sociale di Fanpage: “Cosa succede se regali un bambolotto ad un maschietto? Abbiamo provato a ‘scambiare’ i regali natalizi. Le reazioni dei bambini vi sorprenderanno”. Fase 1 dell’esperimento: fai scartare un regalo a due bambini, ci trovano una macchina da cucire rosa: “È da femmine”, reagiscono. Fai lo stesso con due bambine, ci trovano un’arma blu: “Ma è blu”. Fase 2: stesso schema, ma dal regalo per i maschi spunta un bambolotto azzurro con passeggino e biberon azzurro, o un set di scopini e palette azzurri, e da quello delle femmine spade rosa con elsa rosa, batteria e bacchette rosa, punchiball rosa e guantoni rosa. E che fanno bambini e le bambine? Ci giocano. Morale: «Nelle bambine c’è già la forza e nei bambini la tenerezza. Basta farglielo scoprire giocando e cambieranno il mondo».

LE REGOLE DEL BAMBINO GAME

Ricapitolando: se la vostra bambina gioca con un gioco da bambina rosa e il bambino gioca con un gioco da bambino blu non va bene, ma se la vostra bambina gioca con un gioco da bambino rosa e il bambino gioca con un gioco da bambina blu va bene. Se poi la vostra bambina gioca con un gioco da bambino blu e il bambino gioca con un gioco da bambina rosa forse fate mille punti in questo paranoico Bambino Game.

ADULTI CONFUSI? FIGURATEVI I BAMBINI DI EGALIA

Siete confusi? Figuratevi quanto lo sono i bambini dell’asilo svedese Egalia, primo avamposto della religione sessualmente corretta: lì, infatti, sono stati aboliti maschi e femmine, i mattoncini del Lego si trovano a fianco dei pentolini di plastica per cucinare, mentre il rosa e l’azzurro sono vietati, non si legge Cenerentola ma la storia di due giraffe, maschi, che vogliono un figlio e finiscono per adottare un uovo di coccodrillo, non si usa il pronome “lui” e “lei”, ma il pronome neutro “hen” (inventato di sana pianta negli anni Sessanta dagli antesignani della teoria del gender e approdato nell’enciclopedia nazionale svedese nel 2012).

Nella piccola repubblica baltica della Lituania invece i bambini possono vivere una settimana come “se fossero dell’altro sesso”: i bambini, con il vestitino rosa alle prese con i bambolotti, le bambine con il grembiule azzurro e il pallone da calcio. In Inghilterra, dove il tema dei giochi rosa è diventato un caso nazionale e l’associazione Let Toys Be Toys (che sfida il mercato di giocattoli che si basa su stereotipi di genere) è riuscita a far soccombere al politicamente “gender” corretto catene come Marks & Spencer, l’amministrazione di Brighton e Hove ha deciso che nelle scuole del distretto gli alunni dovranno imparare che le mestruazioni riguardano “all genders”, tutti i generi, cioè che tutti possono avere il ciclo.

In Francia, i ministri dell’Educazione e dei Diritti delle donne hanno inaugurato nel 2013 in una scuola materna il programma ABCD dell’uguaglianza per spiegare a bambini dai 3 ai 6 anni che i maschi possono giocare con i bambolotti, che le donne che fanno la guerra si chiamano “soldatesse”, e rivolgere domande quali: «La danza è riservata alla femmine? Una donna può diventare muratore? Un bambino può giocare con le bambole a prendere il tè?».

PANNOLINI MILITANTI

E senza andare così lontano, l’Università di Torino ha lanciato lo scorso anno il progetto dell'”asilo gender” insieme alle associazioni del territorio «che mirano a un’educazione basata sui valori della cura dell’ambiente, sul rispetto dell’altro, sulla decostruzione degli stereotipi e sulla partecipazione attiva». Niente grembiulini rosa o azzurri, niente macchinine per i bambini, niente cucine per le femmine. Perché il gender non esiste, ma i bambini impegnati dagli 0 ai 3 anni sì.

Foto bambino gender da Shutterstock