Genitori, attenzione: l’industria dei giocattoli è «sessista» e fomenta la «discriminazione di genere»

Dopo ripetute pressioni da parte di associazioni che spingono i bambini a scegliersi il sesso che vogliono, anche la famosa catena Marks & Spencer ha annunciato che non dividerà più i giochi “maschili” da quelli “femminili”

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Chi ha detto che i maschietti giocano con le costruzioni e le femminucce con gli utensili da cucina? Perché i bambini non dovrebbero preferire le bambole o le bambine i robot? La scelta del proprio “gender” inizia fin da piccoli e per questo associazioni che spingono i bambini a scegliersi il sesso che vogliono, quando si avvicina il Natale, pressano tutti i rivenditori inglesi di giocattoli a non dividere i giochi in sezioni “maschili” e “femminili” fomentando la «discriminazione di genere».

«STEREOTIPI DI GENERE». La divisione, spesso rimarcata dal colore blu per i giochi maschili e il rosa per quelli femminili, non ha ovviamente niente a che fare con gli «stereotipi culturali» dell’era contemporanea, ma serve solo per facilitare la vita ai genitori che devono trovare un gioco per i figli. Ma l’associazione “Let Toys Be Toys” (Ltbt), “Lasciate che i giochi siano solo giochi”, attacca: «Bisogna sfidare il mercato di giocattoli che si basa su stereotipi di genere».

MARKS & SPENCER. L’ultimo gigante a soccombere al politicamente “gender” corretto è la famosa catena Marks & Spencer, che ha annunciato pochi giorni fa in un comunicato: «Offriamo moltissimi giocattoli educativi e divertenti, disegnati per piacere ai bambini indipendentemente dal gender. Abbiamo fatto molta attenzione ai feedback dei nostri clienti e quindi annunciamo che dalla primavera del prossimo anno tutti i nostri giochi saranno neutrali dal punto di vista del gender».

GIOCHI E IDEOLOGIA GENDER. Il gruppo Ltbt canta vittoria e annuncia sul suo sito che «la percentuale di negozi che usa i termini “maschi” e “femmine” per segnalare i giochi è calata del 60 per cento rispetto allo scorso Natale. Se l’anno scorso la metà dei negozi li usava, quest’anno parliamo solo di un quinto». Attenzione però, «c’è ancora molta strada da fare per sconfiggere il sessismo nell’industria dei giochi» e tutti i negozi che mettono «le bambole» a fianco delle «principesse da vestire», facendo intendere così che siano entrambi divertimenti per femmine, devono essere rieducati.
Perché “i giochi devono essere solo giochi”, ma possono sempre tornare utili quando c’è da sponsorizzare la nuova ideologia del gender.

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