Anche i ragazzi possono avere le mestruazioni. Lo insegnerà la scuola inglese

Fa discutere l’iniziativa dell’amministrazione di Brighton e Hove per combattere i pregiudizi e promuovere un «linguaggio inclusivo» in tema di ciclo e pubertà

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L’amministrazione di Brighton e Hove, Inghilterra, ha deciso che nelle scuole del distretto gli alunni dovranno imparare che le mestruazioni riguardano “all genders”, tutti i generi. Nel senso che tutti generi, non solo le donne, possono avere il ciclo. Rivendicata come vittoria dalle associazioni per i diritti dei trans, la notizia ha conquistato l’attenzione della stampa britannica. L’istruzione è contenuta in un documento del City Council di Brighton & Hove inteso a combattere i pregiudizio sulle mestruazioni.

Tra le «azioni» di lotta allo stigma antimestruale consigliate nel report, spicca l’invito rivolto alle scuole a «sviluppare una coscienza critica degli eufemismi o delle tattiche utilizzate nel marketing del settore per indurre vergogna rispetto al ciclo». Messi al bando gli «eufemismi», gli educatori dovranno imparare a utilizzare a proposito di mestruazioni un «linguaggio inclusivo verso tutti i generi, le culture, le fedi e gli orientamenti sessuali». Parlando delle persone interessate al problema, una formula adeguatamente inclusiva – inserita nel testo a titolo di esempio – potrebbe essere la seguente: «Ragazze e donne e altri che hanno il ciclo».

MESSAGGI POSITIVI

Un’arma fondamentale in questa lotta al pregiudizio regnante sul tema delle mestruazioni è, secondo l’amministrazione di Brighton e Hove, «sviluppare messaggi positivi». Un messaggio positivo, formulato esplicitamente dagli autori del report sempre a mo’ di esempio, potrebbe essere questo: «I ragazzi e gli uomini trans e le persone non binarie possono avere il ciclo».

EDUCAZIONE EFFICACE

Ha spiegato il City Council in una dichiarazione ufficiale: «Incoraggiando una educazione efficace sulle mestruazioni e la pubertà, speriamo di ridurre i pregiudizi e garantire che nessun bambino o giovane provi vergogna nel chiedere prodotti per il ciclo all’interno o al di fuori della scuola se ne ha bisogno». L’amministrazione ritiene che sia «importante per tutti i generi poter imparare e parlare insieme delle mestruazioni». Di modo che nessuno debba più nascondersi dietro agli «eufemismi» e tutti invece riconoscano «il fatto che alcune persone che hanno il ciclo sono trans o non binarie».

BOOM DI RICHIESTE DI TRANSIZIONE

Al di là delle ovvie reazioni suscitate dalla notizia, è evidente che le linee guida di Brighton e Hove riflettono in qualche modo lo spaesamento generale rispetto un fenomeno che interroga in modo sempre più profondo la società britannica: da un po’ di tempo a questa parte, non solo si assiste a un’impennata clamorosa di casi di bambini che vogliono cambiare sesso (anche sottoponendosi a cure ormonali per l’arresto della pubertà), ma sempre più spesso si tratta di femmine che desiderano diventare maschi, mentre prima le parti erano rovesciate.

PREGIUDIZI E DOMANDE

Affrontando con coraggio l’argomento, a ottobre lo Spectator ha provato a rispondere alle seguenti domande, inquietanti e, queste sì, senza eufemismi:

«Che cosa spiega il numero sproporzionato di ragazzine (bambine “a cui è stato assegnato il sesso femminile alla nascita”, per usare il termine approvato) pronte a intraprendere un viaggio che può portare alle cure ormonali, poi alla legatura del seno e infine alla sua rimozione? È possibile che sia parte semplicemente di una più ampia crisi della salute mentale che riguarda le ragazze?».

Foto lavagna da Shutterstock

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