Tua figlia legge i romance? Tra dopamina e stantuffi è la fine dell’imprevisto
Mentre scrivo, sto ancora decidendo se bucare le gomme dell’auto di Caterina Giojelli oppure no. Quando mi ha proposto di scrivere una riflessione sul genere romance, ho accettato con stupore e gratitudine per la fiducia malriposta, ma non sapevo a cosa andassi incontro.
Probabilmente sono stato anche sfortunato. Infatti, da filologo di formazione, più che da ChatGPT volevo cominciare la mia inchiesta da un testo. Solo che a casa nostra di romance non ne girano. Tuttavia, mi è sovvenuto un fatto di qualche anno fa: mia moglie insegnava in un liceo scientifico, un’alunna non la considera mentre spiega, lei indaga su cosa stia facendo di più interessante, e quella candidamente le consiglia il libro che sta leggendo: After di Anna Todd (un miliardo di views su Wattpad e 5 milioni di copie vendute nel mondo: non proprio Voluti al mondo). Mia moglie, invece di tirarglielo in testa, compra After e se lo legge. E per colpa di Cate Giojelli, lo faccio anch’io.
Ci sarà di meglio di una malsana iniziazione sessuale tra studenti
Dico di essere stato sfortunato, poiché voglio convincermi che mi sia andata male, e che nella galassia del romance giri anche di meglio di questa malsana iniziazione sessuale tra studenti del college. Absit iniuria verbis: io, per esempio, ho una venerazione per il film de Il diavolo veste Prada (non ho letto il libro, ma la mela non cade mai lontano dall’albero), che ha i requisiti per entrare in questa categoria narrativa di ineguagliabile successo. Un universo sterminato, per pagine, lettori e sottogeneri, che da anni è in decisa controtendenza rispetto al deperimento complessivo del mercato librario italiano (per intenderci, parliamo di 5 milioni di copie vendute in Italia solo nel 2024, con un incremento del 9,6 per cento sul 2023: ossigeno per le case editrici, in un Paese che non legge).
L’offerta è molto varia, tra romance di ambientazione storica (Bridgerton), per adulti (la serie di Cinquanta sfumature, Io prima di te…) e per i più giovani (la serie di After, i libri di Rokia che tanto piacciono alle mie alunne…); tuttavia, si possono identificare alcune caratteristiche comuni.
Si scrive romance, si legge pornografia adolescenziale
Innanzitutto, il pubblico di riferimento è sempre quello femminile. Si fanno battaglie per dimostrare che uomo e donna siano interscambiali, ma il pubblico del romance sembrerebbe smentirlo. O siamo tutti a tal punto vittime degli stereotipi di genere, o davvero i romance toccano corde proprie del sesso femminile: i tira e molla dell’amore, l’attenzione al contrasto tra i sentimenti, l’insistenza sulle descrizioni fisiche e psicologiche.
Tuttavia, omnia munda mundis un tubo: ho trovato inquietante, infatti, che After sia stato scritto da una donna, per un pubblico di donne; l’immaginazione e l’insistenza a dir poco pornografica farebbero credere che l’autore sia un maschio. Lo stesso valga per E.L. James, autrice della saga di Cinquanta sfumature, e chissà quanti altri. Ci sarà un motivo se i siti porno sono i più visitati al mondo: penso che la maggior differenza tra i romance di oggi e quelli che poteva leggere mia nonna risieda proprio nello sdoganamento della pornografia anche a un pubblico femminile.
Ho orrore a pensare che l’educazione affettiva di una quindicenne possa essere appaltata agli sgrillettamenti e agli stantuffamenti di After, alle lenzuola sporche di sangue imeneo sventolate davanti agli amici per vanteria e ai titillamenti di capezzoli, peraltro fingendo che sia sempre “il massimo” e “bellissimo”, e che si possa rimanere “puri” sprofondando nello schifo: pornografia totale. Più orrore ancora però mi fanno i genitori che acconsentono all’infiltrarsi di libri come After in casa.
Scritti su Wattpad, promossi dai BookToker
In secondo luogo, il romance ha scarse (o inesistenti) pretese letterarie. Il punto qui è vendere tanto, è sotto la luce del sole e va bene così. Puntualmente la critica stronca i romance, le lettrici li adorano, e le case editrici, che devono campare, li vendono. La tecnologia viene in loro soccorso: molte fra le autrici romance più blasonate inizialmente si sono autopubblicate, per esempio sulla piattaforma Wattpad (come Anna Todd, Rokia, Erin Doom…), o sono state rese celebri da qualche BookToker (che si filmano mentre piangono sui finali, e fanno classifiche del tipo “books that destroyed me”).
Solo in un secondo momento le case editrici, notando il successo on-line, se ne sono accaparrate i diritti (mettendo le sapienti mani dei loro editor in queste pagine non esattamente petrarchesche), finendo poi a vendere milioni di copie, da cui sono stati prodotti film su film.
Ragazzi ingordi di ansia e traumi
In terzo luogo, i romance generalmente finiscono bene, e questo ci dice dell’innato bisogno che abbiamo di un compimento. Tuttavia, sbaglieremmo a pensare che romance sia sinonimo di leggerezza: sempre di più, infatti, in questi anni, hanno successo i romance cosiddetti “angsty”, cioè che raccontano l’angoscia e l’ansia, e trattano di violenze fisiche e psicologiche, traumi infantili ed immaturità affettiva.
Da prof, sono rimasto sconvolto dalla nonchalance con cui i miei alunni più giovani parlano delle peggiori tragedie intime: c’è una sorta di cinismo imperante, un appetito da un lato abituato alle storie traumatiche, ma dall’altro ingordo di esse.
Pura dopamina che non lascia niente di niente
Tuttavia, in conclusione mi trovo costretto a ringraziare Cate Giojelli, e per stavolta non dovrà tornare a casa in taxi, poiché la sua inchiesta mi ha aiutato a ribadire una verità importante, quella per cui ho dedicato la mia vita alla letteratura: un libro dovrebbe darci quello che non cerchiamo. Invece, ciò che è intollerabile in un libro come After (e temo non sia l’unico) è che ci trovi dentro esattamente quello che ti aspetti, peraltro senza bisogno di attendere.
Non vorrei essere volgare, ma è come masturbarsi, o scorrere il feed di Instagram, dove l’algoritmo mi porta nella mia personale camera dell’eco, piena solo di contenuti che soddisfano me: pura dopamina, un piacere immediato che non lascia niente di niente. Un tempo si diceva che masturbarsi rendesse ciechi: giovani lettrici, temo che leggere troppi romance invece renda stupidi: nel senso che vi confermeranno non in chi voi siete davvero, ma in chi il mondo (e il Potere) vorrebbero che voi foste. Stantuffamenti e titillamenti compresi. E, quel che è peggio, facendo soldi giocando con i sentimenti che vi scoprite addosso alla vostra età, che sono talmente grandi e veri da meritarsi ben altri amici (letterari).
Appello ai genitori che “ma almeno mia figlia legge”
Al contrario, noi dovremmo leggere proprio per venire sorpresi. Per incontrare quell’«imprevisto» che, diceva Montale, è «l’unica speranza» che può restituire un senso al dolore di cui la vita vera è piena. Per questo, genitori che “ma almeno così mia figlia legge”, ci andrei cauto coi romance: anche quelli più ingenui propongono un’immagine della vita abbastanza falsa, perché insulsamente positiva; e il dolore, quando c’è, è sul bancone del macellaio, e non custodito o giudicato. Vedendo anche i miei alunni, non credo che i romance possano contribuire (i libri hanno questo potere!) a costruire adulti migliori.
Soprattutto, c’è tanto, ma così tanto da leggere, fin da giovani, di immenso, di autentico e di bello, un mare in cui è talmente dolce naufragare, che, durata la fatica iniziale, sarà per gli addicted dei romance come la prima notte di nozze col vero amore, dopo una vita trascorsa chiusi in bagno.
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