Roma non vuole essere “città a favore della vita”. Non passa la mozione Meloni

Bocciata ieri la mozione presentata al Comune da Giorgia Meloni. La maggioranza e il Pd compatti hanno respinto la proposta di intitolare Roma “città a favore delle vita”

La statua della Lupa Capitolina all'esterno del Campidoglio a Roma

Non è passata ieri la mozione presentata al Comune di Roma da Giorgia Meloni e il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia. La maggioranza e il Pd compatti hanno respinto la proposta di intitolare Roma “città a favore delle vita”.

Come ha spiegato Meloni, la città ha tante denominazioni e tra le più varie, ma nessuna fa riferimento alla tutela della vita nascente. Qui di seguito riportiamo il testo della mozione che, come si vedrà, non chiede l’abolizione della legge 194, ma la sua corretta applicazione e un sostegno a tutte quelle associazione che aiutano tutte le donne in difficoltà ad affrontare la maternità.

Da notare che Pd e M5s hanno votato compatti a favore di una seconda mozione presentata dalla sinistra di Stefano Fassina che, al contrario, ribadisce come l’aborto sia un diritto delle donne e tutta la tiritera che conoscete. Da segnalare infine la stringata e laconica motivazione con cui i cinque stelle hanno motivato, se così si può dire, il loro “no” alla proposta di Meloni: «Ci vuole rispetto per le donne e la loro libertà. Per questo il gruppo consiliare del Movimento cinque stelle vota no».

UNA SCELTA IDEOLOGICA

Dopo il voto, Giorgia Meloni ha così commentato: «Surreale e incomprensibile la scelta dell’Assemblea capitolina che ha votato contro la mozione di Fratelli d’Italia con la quale si chiedeva di proclamare Roma città a favore della vita e di inserire questo principio nello statuto e si chiedevano strumenti per applicare anche le norme finora inapplicate della legge 194 sull’aborto, cioè quelle che lavorano sulla prevenzione e sulla possibilità di garantire davvero il diritto all’autodeterminazione delle donne, offrendo anche alternative e sostegno per chi vuole portare a termine la gravidanza. Una scelta ideologica che, tanto per cambiare, accomuna il M5s alla sinistra».

IL TESTO DELLA MOZIONE

Premesso che

l’art. l della legge n. 194 del 1978, recante “Norme per la tutela della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza”, sancisce che lo Stato tutela la vita umana fin dal suo inizio e che lo Stato, le Regioni e gli Enti locali promuovono iniziative necessarie per evitare che l’interruzione volontaria di gravidanza sia usata ai fini della limitazione delle nascite;

la legge attribuisce ai consultori familiari, e alla collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali e di associazioni di volontariato, il compito di assistere le donne e contribuire a far superare le cause (psicologiche, economiche, sociali, ecc.) che potrebbero portare all’interruzione volontaria di gravidanza;

il suddetto dettato normativa è rimasto in gran parte disatteso e che l’attività di sostegno e informazione alle donne, anche in riferimento ai rischi per la salute derivanti dall’aborto chirurgico e farmacologico, non risulta essere sufficiente;

secondo l’ultima Relazione disponibile del Ministero della Salute al Parlamento italiano sulla legge 194, il numero di aborti nel 2016 è stato pari a 84.926 unità, ovvero un numero superiore alla popolazione di capoluoghi di provincia italiani;

complessivamente, nei quarant’anni di applicazione della legge 194, il numero di aborti è di circa 6 milioni;

negli ultimi decenni in Italia si è progressivamente consolidato l’inaridimento del tasso di natalità e che nel 2017, con soli 458.151 nuovi nati, si è registrato il record negativo di nascite dall’Unità d’Italia nel 1861;

il decremento demografico colpisce anche la Città di Roma;

Considerato che

appare opportuno ribadire l’impegno di tutte le Istituzioni per il rispetto della legge 194, con particolare riferimento agli articoli che sanciscono la difesa della vita fin dal suo inizio, il sostegno e l’informazione alle donne sulle alternative all’interruzione volontaria di gravidanza;

è compito di Roma Capitale mettere in campo tutte quelle iniziative finalizzate a sostenere la natalità e la maternità e ad aiutare concretamente quelle donne che nonostante siano indotte dalle contingenze a ricorrere all’aborto, scelgono di non farlo;

L’Assemblea capitolina impegna il Sindaco e la Giunta capitolina a proclamare ufficialmente Roma come “città a favore della vita” e ad inserire questo principio generale nello Statuto di Roma Capitale;

a predisporre un piano straordinario che rimetta al centro delle politiche capitoline la famiglia e la natalità, a partire dalla leva fiscale, con l’introduzione del quoziente famigliare;
a prevedere, nella prossima manovra di bilancio, le risorse necessarie per sostenere i centri di aiuto alla vita operanti sul territorio di Roma Capitale;

a prevedere, sostenere e adottare nella prossima manovra di bilancio, ulteriori progetti e servizi finalizzati ad informare le donne sulle alternative all’interruzione volontaria di gravidanza.

Foto Ansa