Messa alle strette dalle troppe dipendenze energetiche, l’Europa che ha voltato le spalle alla fonte atomica è pronta a riparare «l’errore». Con il governo italiano in testa
«Nel 1990 un terzo dell’elettricità europea proveniva dal nucleare, oggi è solo il 15 per cento: la riduzione della quota è stata una scelta, ma credo che sia stato un errore strategico da parte dell’Europa voltare le spalle a una fonte di energia affidabile, economica e a basse emissioni».
Il mea culpa di Ursula von der Leyen non poteva essere più evidente. Un trentennio di disimpegno dal nucleare, avviato dal referendum italiano che sancì la fine prematura delle centrali atomiche nel nostro paese per il panico scatenato dall’incidente di Chernobyl, ha portato in dote le troppe dipendenze energetiche del continente: in particolare, il tentativo (in larga parte riuscito) di fare a meno del gas russo ha fatto sì che l’Unione Europea cercasse altrove forniture sufficienti a garantire il proprio fabbisogno. I numeri dicono che oggi dipendiamo per il 45 per cento dal Gnl statunitense, con quel che ciò comporta in termini di subalternità geopolitica alle mire di Washington, e in seconda ba...
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