“La messa dell’uomo disarmato” di Luisito Bianchi, romanzo di guerra di resistenza, è un imponente affresco di popolo dominato dalla pietas classica e cristiana. Dove la Storia passa e falcia, o grazia, le piccole storie dei personaggi che accolgono il proprio destino come un mistero da svelare
In altri tempi questo sarebbe stato un classico “romanzo dell’estate”. Lo sarebbe stato per l’imponenza (oltre 800 pagine), per la pasta e il carattere epico di un testo che ricorda da vicino Il cavallo rosso di Eugenio Corti (ma anche l’opera di Bacchelli) con cui condivide la materia del racconto, ovvero la Resistenza. Di certo, La messa dell’uomo disarmato di Luisito Bianchi è un libro fuori del comune sia per la sua genesi sia per la storia del suo autore.
Il romanzo, in realtà, è stato concepito e scritto negli anni Settanta e pubblicato una prima volta, in forma privata, nel 1989 quando ebbe una diffusione quasi clandestina. Fu l’editore Sironi a farlo emergere dalle nebbie dell’editoria e pubblicarlo nel 2002 e ora Ares ha il merito di riscoprirlo con questa nuova edizione.
Del resto, la vicenda dell’autore non è meno avventurosa. Nato nel 1927, divenne sacerdote nel 1950, insegnò nel seminario di Cremona, fu missionario in Belgio e divenne viceassistente nazionale delle Acli p...
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