La riforma della giustizia di Renzi? Acqua fresca. L’ultracasta dei giudici mantiene tutti i suoi privilegi

L’ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma spiega che la cosiddetta riforma è solo un elenco di annunci. «Perché il premier non parla di separazione carriere e di custodia cautelare?»

«L’annunciata riforma della giustizia del Governo Renzi è, per ora, solo una lista di problemi noti a tutti. Mi auguro che riesca a risolverli tutti, ma nutro molte perplessità al riguardo». Lo pensa Francesco Nitto Palma (Fi), magistrato ed ex ministro della Giustizia del governo Berlusconi. A tempi.it, il senatore confessa che i “dodici punti” presentati l’altro ieri in conferenza stampa dal premier, Matteo Renzi, e dall’attuale guardasigilli, Andrea Orlando, non lo hanno convinto né sorpreso. Nitto Palma ritiene che il giovane premier avrebbe potuto presentare agli italiani un elenco più ambizioso: «Perché al suo “dodecalogo” sulla giustizia – si chiede Nitto Palma – Renzi non ha aggiunto la separazione delle carriere e la riforma della custodia cautelare?».

Senatore Palma, c’è qualcosa che salverebbe dei dodici punti di Renzi sulla giustizia?
Le intenzioni. Per il resto, non mi sembra granché utile dire che bisogna affrontare il “problema delle intercettazioni” e il problema dei “tempi nel processo civile“. Il Governo dovrebbe dire “come” risolverli e non solo fare la lista delle necessità e dare due mesi di tempo alle forze politiche per discutere e contro-discutere.

Cosa c’è che non va nei punti di Renzi?
Diciamo cosa non c’è: il Governo non parla di custodia cautelare, magistrati in politica, depenalizzazioni, separazione delle carriere, obbligo dell’azione penale. Anche sull’efficacia del procedimento penale non è chiaro.

Cioè?
Come ho detto prima, non si può pensare di fare una riforma della giustizia senza intervenire sulla custodia cautelare. È un fatto che più di un terzo dei detenuti sia in carcere in attesa di giudizio. Secondo punto: manca una regolarizzazione dell’ingresso e l’uscita dei magistrati in politica. Il senato aveva votato all’unanimità un testo che, però, è stato bloccato alla Camera. Terzo: non si parla di separare le carriere di giudici e pm, o di separarne definitivamente le funzioni. Quarto: dopo i recenti problemi alla Procura di Milano è evidente che l’obbligatorietà dell’azione penale è un concetto molto elastico, che bisognerebbe definire meglio. Per ultimo, bisogna rendere più efficace il procedimento penale, per esempio, eliminando termini che non incidano sulle garanzie e introducendo la notifica telematica.

Quanto tempo occorrerà ancora perché la politica riesca finalmente a riformare la giustizia?
Più che il tempo il problema è che si giunga a un accordo sulla giustizia tra forze politiche che non siano succubi dell’Anm e dei magistrati e delle loro posizioni, su questo punto, spesso demagogiche. Se alla base dell’accordo non vi è questo fondamento, se non si decide di intervenire sulle anomalie del processo penale, non andremo da nessuna parte.

Anomalie del processo penale?
Per dirne una: le intercettazioni. Sono diventate ormai un mezzo di indagine normale. Lo stesso presidente della Repubblica ha sottolineato che ne viene fatto un uso eccessivo. E vogliamo parlare dell’uso che ne fanno gli organi di stampa? Si parla del diritto di informazione, ma si può fare informazione sulla base di attività illecite?

Renzi ha promesso di contrastare il fenomeno correntizio dietro le nomine del Csm e di puntare alla valorizzazione del merito fra le toghe. Si può fare?
Il presidente Napolitano, parlando al Csm, aveva sottolineato l’eccessiva discrezionalità nell’affidare incarichi direttivi e semi-direttivi dell’organo di autogoverno dei magistrati, che vengono dati sulla base dell’appartenenza alle varie correnti del sindacato. Però ci sono alcuni punti che destano perplessità riguardo alle reali intenzioni del Governo su questo argomento.

Perché?
Nel consiglio dei ministri precedente è stato decretato che le nomine del Csm possono essere impugnate solo per motivi procedurali. Di fatto è una riduzione dei ricorsi che va a impedire qualsiasi controllo sui conferimenti degli incarichi. Una decisione, da parte del Governo Renzi, che privilegia la casta, certo non il merito. Inoltre c’è un’altra perplessità: se i magistrati non devono fare carriera sulla base dell’appartenenza correntizia bisogna cambiare il Csm e modificare le modalità del conferimento degli incarichi. Come intende farlo Renzi?

Cosa suggerirebbe di fare?
Nella giustizia amministrativa gli incarichi vengono conferiti per anzianità senza demerito. Questa soluzione non darebbe soddisfazioni ad alcuni magistrati particolarmente bravi però ridurrebbe a zero la discrezionalità del Csm.

Responsabilità civile dei magistrati. Quella diretta (emendamento Pini) è passata, al Senato, per un pugno di voti.  Non si farà? 
In commissione Giustizia c’è un accordo sulla responsabilità civile su diversi punti: deve essere indiretta, tuttavia il filtro di ammissibilità deve essere ridotto o azzerato e lo Stato deve avere l’obbligo di rivalsa. In trent’anni, finora, solo quattro magistrati sono stati dichiarati colpevoli di colpa grave, e lo Stato non si è mai avvalso del potere di rivalsa. Il disaccordo riguarda il tetto dei risarcimenti.

La sinistra preferirebbe un tetto ai risarcimenti molto basso.
Sì, sostanzialmente la sinistra, il centro-sinistra o la maggioranza – come la vogliamo chiamare – non ritiene di far pagare ai magistrati tutto il danno da pagare, in caso di colpa grave (concetto chiarissimo per la giurisprudenza). Lo Stato può rivalersi sui magistrati solo fino a metà dello stipendio netto. Facendo un esempio, se si parla di un danno da 100 mila euro, i magistrati dovranno pagare al massimo 15-20 mila.

E il resto chi lo pagherà? I contribuenti?
Esatto. Il che rappresenta non solo un’ingiustizia, ma anche una disparità di trattamento rispetto a tutti gli altri membri della pubblica amministrazione, che invece, se sbagliano, devono pagare tutto. A me pare che alla base di questa disparità non ci sia altro principio se non quello della tutela della casta. Cosa ha a che fare l’efficace sanzione per gli errori per colpa grave di una toga con l’autonomia dei magistrati? Nulla.

Per il sindacato dei magistrati, l’Anm, una nuova norma sulla responsabilità civile incentiverebbe il terrore fra pm e giudici, i quali, per timore di una rivalsa da parte dello Stato o dei cittadini, applicherebbero meno e peggio la legge.
Se vi sarà l’obbligo di rivalsa si alzeranno i prezzi delle coperture assicurative obbligatorie. I magistrati al posto di pagare 100 euro all’anno, mettiamo caso, ne pagheranno 500. Ma il discorso non è di tipo economico. Riguarda la disparità di trattamento fra toghe e altri funzionari pubblici. Perché fare differenze fra due soggetti che fanno un danno con lo stesso genere di colpa? Fra l’altro, colpa grave. Qualcosa che in teoria non dovrebbe capitare mai, nelle aule di giustizia.