Riforma Bindi, sussidiarietà, precari scuola

La settimana 16

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L’insana (e centralista) riforma sanitaria della Bindi Mercoledì 14 il Consiglio dei ministri ha dato il via al decreto Bindi che ridisegnerà l’intero sistema sanitario italiano. Questi i punti fondamentali: 1 – ai cittadini la garanzia di un numero di prestazioni minime nell’ambito dei “livelli essenziali di assistenza”. Per ulteriori prestazioni si dovrà ricorrere a fondi integrativi costituiti da associazioni, sindacati, enti ecc, autorizzati dal ministero. Tali prestazioni dovranno essere erogate da strutture pubbliche o convenzionate e a partire dal 2001, per chi ricorrerà a strutture private verranno meno le agevolazioni fiscali. 2 – Le aziende Asl godranno di una certa autonomia per cui per la fornitura di servizi e beni si potranno comportare come i privati saltando le gare di appalto. Il che, dice la Bindi, dovrebbe snellire le procedure. Sarà istituito un collegio sindacale di controllo e il direttore generale dell’azienda sarà valutato da Regioni e Comuni. 3 – Le aziende non riceveranno più i rimborsi solo in base alle tariffe stabilite per prestazione (Drg), ma verranno anche stabiliti budget specifici in base ai costi di produzione, per alcune funzioni assistenziali come trapianti o cura di malattie rare o croniche. 4 – Rapporto esclusivo di lavoro per il medico all’interno delle Asl. Chi è stato assunto dopo il 31 dicembre ’98 è obbligato ad optare per l’attività intramoenia; per gli altri, alla scadenza del prossimo contratto, si imporrà la decisione definitiva. In ogni caso l’attività libero professionale interna sarà contingentata e l’esclusività sarà titolo di precedenza per gli incarichi dirigenziali. 5 – Verranno accreditate secondo un modello definito, tutte le strutture pubbliche, private o non profit che ne abbiano i requisiti e nascerà un albo dei “fornitori del Ssn” con cui Regioni e Asl definiranno gli accordi. 6 – Per il pensionamento viene definito un criterio unitario per tutti i medici. Il limite d’età sarà posto a 65 anni, ma rimarrà la possibilità di restare in servizio per altri 2 anni. Ora il testo del decreto sarà discusso dalla Conferenza Stato-Regioni-Enti locali, quindi passerà al vaglio delle Commissioni sanità di Camera e Senato, poi tornerà al Consiglio dei Ministri per il via definitivo. L’obiettivo è farlo diventare legge definitiva non oltre il prossimo 21 giugno.

Molte le proteste previste contro una riforma statalista concepita, con assoluto irrealismo, prescindendo dal consenso e dalla corresponsabilità degli operatori. In sintesi: Lo Stato rimane il soggetto prevalente del sistema e assolve al bisogno sanitario riunendo contemporaneamente i compiti di definire, erogare, pagare e controllare le prestazioni. Le regioni vedono ridursi notevolmente la loro autonomia prevista dalla Costituzione in materia di sanità, schiacciate come saranno tra la programmazione del governo e il ruolo forte dei comuni i quali entreranno a far parte della commissione regionale permanente per la programmazione e approveranno la programmazione locale avendo la possibilità di monitorare i risultati e di avviare in caso di insoddisfazione il processo di rimozione del direttore generale dell’azienda ospedaliera o dell’Asl mentre a quest’ultime e alle regioni rimarranno costi e responsabilità. L’esclusività del rapporto di lavoro è imposta per legge senza che vengano garantiti stipendi adeguati ai professionisti e senza che ci siano le condizioni negli ospedali per poter svolgere adeguatamente l’attività libero-professionale intramoenia. Merito, qualità, responsabilità, professionalità, flessibilità sembrano non avere cittadinanza nella riforma Bindi. Perdipiù, limitando il ruolo di chi cura e sostituendo al rapporto di cura dei protocolli d’assistenza vincolanti, questa riforma snatura il rapporto medico paziente che costituisce l’unica base del diritto di tutti i cittadini all‘assistenza. Le aziende sanitarie, anche se favorite da possibile semplificazioni normative, di fatto perdono la caratteristica di azienda perché dovranno limitarsi alla garanzia delle prestazioni che verranno loro affidate all’inizio dell’anno per contratto predefinendo, quindi, il loro volume di attività, mentre la supervisione da parte dei sindaci renderà praticamente impossibile scelte veramente imprenditoriali. Viene, inoltre, “glissata” la limitatezza delle risorse che ha imposto il tentativo di razionalizzazione degli ultimi anni e che, per non rinunciare al monopolio, ha reso inevitabile la riduzione delle prestazioni sanitarie essenziali. Questi decreti, in definitiva, sanciscono la morte della 502/92, 517/93 che istituivano le aziende ospedaliere, dell’autonomia regionale, delle aziende e del medico come libero professionista per ribadire un centralismo totale, per cui l’eticità coincide con lo stato e si nega l’esistenza di alcuno spazio per una sussidiarietà che tenga conto di soggetti diversi dallo stato capaci di rispondere con qualità ed efficienza al bisogno. Non è la qualità ed efficienza delle strutture a determinare un riconoscimento dello stato, ma a priori la loro natura giuridica.

Sussidiarietà recepita in Commissione riforme Mercoledì 14 si è riunita anche la Commissione affari costituzionali. Su proposta del presidente Antonio Maccanico, ha disposto l’abbinamento della petizione presentata il 2 dicembre scorso da Giorgio Vittadini, presidente della Compagnia delle Opere, e firmata da oltre 1 milione di cittadini “che chiedono l’introduzione nella Carta costituzionale del principio di sussidiarietà”. Significa che la Commissione nella formulazione delle leggi di riforma costituzionale, compito per cui è stata costituita, dovrà tener conto di quanto chiesto dalla petizione.

Docenti precari:
grande sanatoria Dopo tre anni di iter parlamentare, mercoledì 14, la Commis-sione Lavoro della Camera ha definitivamente approvato la legge sui precari della scuola. Il provvedimento permetterà ai moltissimi docenti – si parla di 150mila – che hanno maturato i requisiti necessari (360 giorni di servizio tra l’anno scolastico 1989-90 e 1997-98 di cui almeno 180 complessivi nel quadriennio 1994-98) di partecipare a un corso-concorso e di entrare in una graduatoria permanente. Dal 2001, quindi, il reclutamento dei docenti di ruolo (in tutto, si dice, 44mila) avverrà attingendo in modo paritario dalle due graduatorie ottenute, una attraverso il corso-concorso appena citato, l’altra con il maxi-concorso ordinario di cui entro questo mese usciranno i bandi e che dovrebbe tenersi tra novembre e dicembre. I corsi saranno dalle 100 alle 120 ore, vi potranno partecipare fino a 40 insegnanti e saranno organizzati secondo più classi di concorso. Tra gennaio e febbraio del 2000 dovrebbero, poi, tenersi i concorsi relativi.

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