Corte inglese non riconosce il diritto a morire e chiude le porte all’eutanasia (quasi)

«Solo il Parlamento» può decidere sulla legalizzazione dell’eutanasia, risponde la Corte d’appello respingendo il ricorso della famiglia di Tony Nicklinson e Paul Lamb

Suicidio assistito ed eutanasia resteranno illegali in Inghilterra perché «solo il Parlamento» e non i giudici possono cambiare la legislazione in materia. È quanto stabilito da una Corte d’appello inglese che ha respinto il ricorso presentato da Paul Lamb, paralizzato dopo un incidente, e dalla famiglia di Tony Nicklinson, che chiedevano ai giudici di riconoscere il diritto a morire con il suicidio assistito.

CASO NICKLINSON. Tony Nicklinson (nella foto con la moglie), ingegnere che viveva nella cittadina di Melksham e affetto dalla “sindrome locked-in”, aveva chiesto fin dal 2010 di essere ucciso dalla moglie o da un medico, liberandoli da ogni responsabilità. Il 16 agosto 2012 la Corte suprema inglese ha respinto la sua richiesta, non potendo approvare un caso di eutanasia. Una settimana dopo, Nicklinson si è lasciato morire ma la famiglia, insieme a Paul Lamb, ha vinto nel gennaio scorso il diritto a ricorrere in appello contro la decisione della Corte suprema.

DECIDE IL PARLAMENTO. Ieri la Corte d’appello ha riconosciuto che la legge inglese interferisce con il diritto dei pazienti all’autodeterminazione ma anche che il divieto di suicidio assistito ed eutanasia è una «interferenza proporzionale» giustificata e che trattandosi di «questioni profondamente sensibili circa la natura della nostra società» spetta al Parlamento decidere su di esse.

NUOVE LINEE GUIDA. Questa sentenza chiude le porte al suicidio assistito e all’eutanasia nel Regno Unito, anche se una seconda decisione della stessa Corte lascia aperto uno spiraglio. Con una maggioranza risicata, come scrive Avvenire, i giudici hanno accolto il ricorso di una terza persona, «indicando la necessità di stabilire nuove linee guida per i medici e le infermiere che assistono un paziente che va all’estero per ricorrere all’eutanasia».