Record Usa: 1500 miliardi di deficit di bilancio

La tattica di Obama per rilanciare l’economia è spendere. In rapporto al Pil, il deficit è il secondo più alto degli ultimi 65 anni: 10% nel 2009, sarà del 9,8% quest’anno. Come durante la Seconda Guerra mondiale. Fra il 2007 e il 2011 il rapporto debito/Pil dell’Italia è aumentato di 18 punti (da 112 a 130%), quello degli Usa di 38 punti (dal 62 al 100%)

Millecinquecento miliardi di dollari: a tanto ammonta il deficit di bilancio americano per l’anno fiscale 2011, ed è un record storico. Mai le finanze governative degli Stati Uniti avevano conosciuto un rosso così profondo. Il nuovo dato, confermato dall’Ufficio per il bilancio del Congresso, supera di ben 200 miliardi di dollari il deficit del 2010, che si era fermato a 1.300 miliardi.

In rapporto al Pil, il deficit è il secondo più alto degli ultimi 65 anni. Nel 2009 si era registrato il record storico di un deficit statale pari al 10 per cento del Pil, nell’anno corrente alla fine sarà del 9,8 per cento. Per ritrovare dati del genere bisognerebbe tornare agli anni della Seconda Guerra mondiale e a quelli immediatamente successivi.

A determinare il forte incremento dell’indebitamento pubblico degli Stati Uniti sono le politiche di spesa dell’amministrazione Obama abbinate alla decisione di confermare le esenzioni fiscali degli anni della presidenza Bush che erano arrivate a scadenza. Secondo l’Ufficio per il bilancio del Congresso la ripresa farà sì che in futuro il tasso d’incremento dell’indebitamento tornerà al suo “tasso naturale” del 5,3 per cento, ma questo non accadrà prima del 2016. Nel frattempo gli Usa avranno scalato la classifica dei paesi più indebitati del mondo a livello governativo in rapporto al Pil, avvicinandosi per esempio alla tanto biasimata Italia.

Ancora nel 2007 gli Usa erano il 13mo paese più indebitato
fra quelli economicamente avanzati, ma nel 2012, secondo le proiezioni dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) si ritroveranno al 7° posto sfondando la soglia simbolica del 100 per cento. L’Italia invece scenderà dal secondo al terzo posto nello stesso arco di tempo, pur vedendo aumentare l’incidenza del debito sul Pil.

In tutti i paesi ad economia avanzata nell’ultimo quinquennio l’incidenza percentuale del debito pubblico totale sul Pil è aumentata, ma in alcuni più di altri. Secondo lo studio The future of public debt: prospects and implications, a cura della Bank for International Settlements, fra il 2007 e il 2011 il rapporto debito/Pil dell’Italia è aumentato di 18 punti, passando dal 112 al 130 per cento; ma quello degli Stati Uniti è aumentato di ben 38 punti (dal 62 al 100 per cento), quello del Regno Unito di 37 punti, quello spagnolo di 32 e quello francese di 29.

L’incremento statunitense è il secondo più forte fra i paesi industrializzati
dopo quello dell’Irlanda, che è passata dal 28 al 93 per cento. Chi, come i partiti d’opposizione italiani, guarda solo alla debole crescita dell’Italia, senza notare che la maggior crescita degli Usa (più 3,1 per cento previsto per il 2011) e degli altri paesi della Ue è stimolata da una più alta spesa pubblica che genera indebitamento, perde un tassello determinante del quadro generale. E fa esercizio di propaganda.