Il guru di Google promette «menti digitali e immortali». Siamo nelle mani di un super Casaleggio galattico?

Ray Kurzweil, capo del settore ingegneristico di Google, al Global Futures 2045 International Congress di New York: entro 30 anni caricheremo i nostri cervelli su computer

Vi avevamo già parlato della singolarità, quella sorta di filosofia quasi messianica che va forte tra i manager della Silicon Valley e che preconizza un futuro in cui l’uomo e la macchina si fonderanno per dare vita a una nuova, più perfetta creatura. Vi avevamo anche avvertito che Raymond Kurzweil, il direttore del settore ingegneristico di Google, nominato a dicembre 2012, è un singolaritiano fatto e finito. Forse il più importante di tutti i singolaritiani. Ecco, adesso leggete cosa ha detto Kurzweil nello scorso fine settimana intervenendo al Global Futures 2045 International Congress di New York; poi considerate la posizione che quest’uomo occupa al vertice della massima potenza internazionale del web e della tecnologia; dopo di che cominciate pure a preoccuparvi. Non è che il mondo si sta mettendo nelle mani di un super Casaleggio galattico?

INTELLIGENZE POTENTISSIME. Come informa il Daily Mail, Kurzweil è intervenuto nel fine settimana a questa conferenza voluta dal miliardario russo Dmitry Itskov e dedicata a come sarà cambiato il nostro pianeta entro il 2045. Ebbene, quello immaginato da Kurzweil è un domani in cui gli uomini caricheranno le loro menti su appositi computer e così vivranno per sempre. E il bello che non mancano più di trent’anni all’avverarsi di questo sogno. O incubo. «In base a stime conservative sulla quantità di informazioni necessarie a simulare le funzioni di un cervello umano – ha annunciato il manager di Google – noi saremo in grado di aumentare di un miliardo di volte la capacità della nostra intelligenza».

ESSERI NON-BIOLOGICI. Nel suo libro La singolarità è vicina, Kurzweil descrive la singolarità come “immortalità digitale”, dal momento che le intelligenze delle persone, grazie all’ingegneria neurale, alla bioingegneria e ai progressi raggiunti nella sintetizzazione del cervello umano, un giorno potranno essere digitalizzate per intero e immagazzinate per sempre. Proprio ai possibili sviluppi futuri del “mindware”, cioè alla riproduzione (o sostituzione) informatica dell’uomo, Kurzweil ha dedicato il suo nuovo libro, Fantastic Voyage. Un “fantastico viaggio” verso la singolarità ovviamente. «Diventeremo esseri sempre più non-biologici, finché la nostra parte non-biologica sarà dominante e la nostra parte biologica non sarà più importante», ha spiegato Kurzweil al congresso newyorkese. «La nostra parte di macchina sarà così potente che potrà completamente modellare e comprendere la nostra parte biologica. Se poi questa parte biologica dovesse addirittura sparire, non farebbe alcuna differenza».

CORPI A RAFFICA. Secondo il gran guru dei singolaritiani «avremo anche corpi non-biologici. Possiamo crearli con le nanotecnologie, possiamo creare corpi virtuali e una realtà virtuale che sarà tanto realistica quanto quella vera». Certo, l’uomo ha bisogno di un corpo, ha specificato Kurzweil: «La nostra intelligenza si rivolge a un corpo, ma non deve essere per forza questo fragile corpo biologico soggetto a ogni tipo di avaria. Credo che avremo la possibilità di sceglierci diversi corpi. Cambiare il nostro corpo originale attraverso la realtà virtuale diventerà di sicuro un’abitudine». Del resto «già oggi potete avere un corpo diverso grazie a cose come Second Life». E anche se per adesso il nostro corpo non-biologico «è solo un’immagine sullo schermo», come hanno dimostrato alcuni studi «la gente inizia a identificarsi con il proprio avatar».

VIRTUALE MA REALE. Figurarsi cosa potrà succedere all’identità delle persone quando, in futuro, la nostra “second life” «non sarà più solo una piccola immagine in un ambiente virtuale: sarà come se quello fosse il vostro corpo e voi foste dentro quell’ambiente. Il vostro corpo sarà il corpo virtuale e sarà realistico come la realtà reale. Potremo cambiarci il corpo molto rapidamente, così come potremo cambiare il nostro ambiente». Naturalmente, se riusciremo a ottenere per noi stessi una «radical life extension», ovvero la famosa immortalità digitale di cui sopra, «ci annoieremmo profondamente una volta finite le cose da fare e le idee», ha ammesso Kurzweil. Ma niente paura, perché parallelamente a questa «radical life extension» svilupperemo anche una «radical life expansion». «Avremo milioni di ambienti virtuali da esplorare che ci permetteranno di espandere letteralmente i nostri cervelli. Adesso abbiamo solo 300 milioni di “pattern” organizzati in una gerarchia mentale che ci creiamo. Ma potremo farli diventare 300 miliardi o 300 trilioni».