L’assurdo quizzone inglese per mettere in difficoltà i rifugiati convertiti al cristianesimo

Intervista a Wilson Chowdhry (British Pakistani Christian Association): «Londra in Pakistan pensa di più agli affari che alle minoranze religiose perseguitate»

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La settimana scorsa in Gran Bretagna l’intergruppo parlamentare che si occupa di libertà religiosa ha denunciato l’iniquità del sistema adottato dal ministero dell’Interno britannico per la valutazione delle richieste di asilo da parte dei musulmani convertiti al cristianesimo. A parlare del rapporto dell’intergruppo è stata la Bbc, che in un articolo pubblicato il 5 giugno racconta gli strani quesiti di «cultura generale sulla Bibbia» rivolti agli immigrati che chiedono protezione al Regno Unito per motivi religiosi subire persecuzioni religiose in patria.

I DIECI COMANDAMENTI. Mohammed, un iraniano che non è riuscito a convincere gli incaricati del Home Office di essere effettivamente un musulmano convertito al cristianesimo, e per questo si è visto respingere la richiesta di asilo, racconta alla Bbc: «Una domanda che mi hanno rivolto era molto strana, era sul colore della copertina della Bibbia. Io sapevo che c’erano edizioni in diversi colori. La mia era rossa. Mi hanno fatto domande a cui non ho saputo rispondere: quali sono i Dieci Comandamenti, per esempio. Non sono riuscito a elencarli tutti a memoria».

RICHIESTE A RISCHIO. Wilson Chowdhry, presidente della British Pakistani Christian Association (Bpca), dice a tempi.it che quanto sta avvenendo rappresenta un pericolo per molte persone: lo testimonia «il respingimento di tante richieste pervenute da parte dei cristiani perseguitati in Pakistan, paese che il Regno Unito non considera a rischio per quanto riguarda la libertà religiosa». È un fatto grave, continua Chowdhry, perché, «secondo il diritto internazionale, un rifugiato è qualcuno che fugge dalla persecuzione per motivi razziali, religiosi, di nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo. Inoltre, secondo le norme, i richiedenti asilo che si sono convertiti da una fede all’altra possono cercare protezione nel Regno Unito se dimostrano che la loro sicurezza è a rischio».

IL QUIZ. Chowdhry spiega inoltre che i quesiti sottoposti ai richiedenti asilo sulla base della conversione al cristianesimo non tengono conto nemmeno delle differenze fondamentali che esistono tra le confessioni cattolica, anglicana e pentecostale: «A un pentecostale hanno chiesto cosa fosse la Quaresima, che loro non celebrano». Alcune istanze respinte recentemente, continua il presidente della Bpca, riguardano neoconvertiti che «non conoscono ancora perfettamente i 12 nomi degli apostoli, ad esempio». In un caso un richiedente asilo è stato bocciato «perché ignorava la regola cattolica dell’astinenza dalle carni il venerdì, nonostante la pratica sia poco seguita». Un iraniano, invece, non ha saputo soffermarsi con precisione «su un passo contenuto nell’Apocalisse di san Giovanni».

FURBETTI PROMOSSI. La rigidità dell’esame imposto ai sedicenti convertiti dal ministero dell’Interno è giustificata dal sospetto che i candidati possano fingere il passaggio al cristianesimo al solo scopo di ottenere l’asilo. Ma secondo Chowdhry, queste genere domande ottiene se mai il risultato opposto: facilitano il gioco agli impostori e penalizzano i veri convertiti. «Se vuoi fare il furbo puoi, basta studiare e imparare tutte le risposte a memoria, mentre se sei sincero è più difficile. Infatti, non è per nulla scontato che una persona convertita in Iran abbia una Bibbia, figurarsi se può conoscere tutti i precetti e il catechismo. In Iran, molti convertiti praticano la fede in segreto e vivono in “chiese domestiche”, anche senza il supporto di sacerdoti qualificati che possano formarli».

PERSECUZIONI E OCCHI CHIUSI. Chowdhry ricordato poi la mancanza di attenzione da parte del governo di Londra verso il Pakistan, «nonostante ogni anno nel paese 700 ragazze appartenenti a minoranze religiose vengano rapite e obbligate a sposarsi». In cinque anni, insiste, «ci sono stati tre attentati contro i cristiani» mentre «la legge sulla blasfemia miete continuamente vittime». Una disattenzione per cui in Gran Bretagna «pervengono meno di 120 richieste dai cristiani pakistani perseguitati e di queste solo la metà viene accolta». Questo mentre il governo britannico «destina molti dei suoi finanziamenti, 445 milioni di sterline, al Pakistan, che ha anche firmato numerosi trattati economici con i paesi dell’Unione Europea, nonostante sia al sesto posto fra i paesi dove la libertà religiosa è maggiormente a rischio».

IGNORANZA INGIUSTA. La British Pakistani Christian Association ha lanciato una petizione perché il sistema di esame delle richieste di asilo sia modificato. «Crediamo – spiega Chowdhry – che sia necessario un cambiamento per dare sicurezza a questi rifugiati e ai richiedenti asilo, pur continuando a prevenire le richieste fraudolente». Per molte persone quella pratica burocratica può significare la vita o la morte, ed è ingiusto che siano respinte solo perché «gli incaricato del governo non conoscono la loro fede» e sono «incapaci di distinguere i diversi gruppi anglicani». Ma soprattutto, conclude Chowdhry, «è vergognoso che gli interessi economico-politici prevalgano su quelli umanitari».

Foto Ansa

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