“Quindici giorni per la libertà”. La Chiesa Usa non si piega ad Obama

La battaglia contro l’amministrazione Obama entra nel vivo. Il cardinale O’Malley: «Siamo in prima linea, ma sopra le parti. Solo così la Chiesa sarà in grado di resistere alla secolarizzazione»

«Abbiamo il dovere di ricordarci che la nostra nazione fu fondata sul principio della libertà religiosa e fu un rifugio per coloro che fuggirono da persecuzioni religiose». Così il cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, ha scritto sul suo blog il 15 giugno, annunciando l’imminenza dei “Quindici Giorni per la Libertà” (21 giugno – 4 luglio), indetti dalla Chiesa americana per promuovere la battaglia contro la legge che prevede la copertura assicurativa per contraccezione e aborto da parte di istituzioni cattoliche.

La battaglia contro l’amministrazione Obama, insomma, entra nel vivo. E la Casa Bianca ha dichiarato che prevederà delle eccezioni alla legge solo per organizzazioni che servono esclusivamente cattolici e dove lavorano esclusivamente cattolici. «Ma non possiamo e non vogliamo fare queste distinzioni», dice oggi O’Malley in un’intervista ad Avvenire, aggiungendo che i vescovi hanno avuto incontri regolari con lo staff di Obama per cercare di ottenere un emendamento. Il cardinale spiega che a Boston e a Washington i servizi di affido ed adozione della Caritas sono stati costretti a chiudere perché era stato ordinato dal governo locale di assegnare bambini a coppie omosessuali. «Ormai è passata la linea che il bene comune si raggiunge attribuendo agli individui quante più libertà possibili, in modo che possano perseguire la propria soddisfazione personale». Anche se gran parte dell’America è ormai di mentalità liberal, parte del popolo rimane legato alla Chiesa cattolica, condividendone lo spirito battagliero. Afferma convinto O’Malley: «I cattolici vogliono una Chiesa in prima linea, combattiva, ma sopra le parti. Solo così la Chiesa sarà in grado di resistere alla secolarizzazione».